Basta NO, grazie

Ci sono dei limiti oggettivi di sopportazione che, molti di più di quanto si pensi, non sono più disposti a sopportare nel silenzio: per carattere, per educazione, per timidezza, per non apparire si preferisce non esprimere pubblicamente la propria posizione, ma credo la misura sia colma. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, almeno qui in Canavese, è quella recentemente espressa da parte di alcuni “ambientalisti” (come se gli altri non amassero e rispettassero la natura) che hanno iniziato la campagna del NO al Giro d’Italia sulle nostre Montagne.

Non so se parlare da Amministratore locale o da semplice cittadino, comunque sia, un pò tutti stiamo cercando delle nuove vie per valorizzare il territorio, per farlo conoscere ed apprezzare. Combattiamo quotidianamente con una burocrazia soffocante, con oggettive limitazioni economiche, con la difficoltà di fare squadra come territorio, ed ecco che per una volta, grazie alla lungimiranza di qualcuno, dopo aver perso ore e ore e scritto montagne di pagine alla ricerca di qualche soluzione, riusciamo a raggiungere l’obiettivo di portare una delle manifestazioni sportive più seguite a livello internazionale sulle nostre montagne...e, invece di strameritati applausi, esce dal cilindro magico quel: “le biciclette sulle nostre montagne, assolutamente NO !”

Che poi,se uno ragiona ad uno sport che non inquina, d’ istinto si pensa al ciclismo, il giro d’Italia con arrivo al Serrù dovrebbe far sognare, far pensare ad una cosa pulita, ad una giornata di festa, ad un momento che tutte le comunità della Valle vivranno con emozione. Quindi, secondo la teoria di alcuni - che non credo tra l’ altro vivano nel territorio- una giornata, ripeto una giornata, di traffico a due ruote (ovvio con delle vetture al seguito) sino al Serrù traumatizzerebbe la flora e la fauna, marmotte con magliette rosa, stambecchi che non firmerebbero la liberatoria per non essere ripresi, aquile che rischierebbero di sbattere contro l’elicottero della RAI, per non parlare delle stelle alpine che crescono rigogliose lungo la strada e smetterebbero di farlo scioperando.

Una domande sorge spontanea: ma quando la strada per salire al Nivolet durante l’anno è libera dalla neve ... solitamente saliamo tutti a piedi da Ceresole Reale o usiamo altri mezzi di locomozione, e nel mio caso non si tratterebbe di una bicicletta...?

Io direi sia utile tornare al buonsenso, sicuramente non è la prima volta che il Giro d’Italia sale sulle montagne, immerso nella natura, quindi direi che tutta l’ organizzazione si sia abbastanza attrezzata ad affrontare situazioni legate all’impatto ambientale. Io capisco che in un mondo fatto di comunicazione per dimostrare di esistere conviene fare la “pianta che cade” che fa più rumore, che essere “foresta che cresce”... ma ,francamente, la foresta inizia ad averne un po’ le palle piene delle piante che cadono...

Ecco il mio suggerimento: usiamo tutte le attenzioni del caso e concentriamoci sulle cose da fare, che saranno tante, per accogliere bene il Giro e sfruttarne per il territorio tutte le potenzialità che si porta dietro ... puntiamo sul bicchiere mezzo pieno e non su quello mezzo vuoto: i problemi, quelli seri, da affrontare quotidianamente sono ben altri, purtroppo. (blog di Beppe Pezzetto)