VOLARE – Il posto doppio in cabina
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Al momento, non c’è forse sforzo tecnologico pari a quello che l’industria aeronautica sta mettendo in pratica. L’obiettivo, da raggiungere prima di svuotare i cieli dalle compagnie che fino a quattro mesi fa erano dei veri colossi, è di convincere la gente che si può tornare a volare senza correre rischi di contagio. Impresa non semplice, che obbliga gli ingegneri aeronautici a immaginare da capo gli spazi interni di un velivolo sapendo che non è possibile contare su un centimetro di più o uno di meno.

Attualmente, secondo le direttive dell’Easa (agenzia europea per la sicurezza aerea), il posto libero ogni tre è passato da obbligatorio a “consigliato”, che è ben diverso. A fronte di un allentamento delle misure di distanziamento sociale, per evitare il collasso dell’intero sistema, resta l’obbligo della mascherina, da sostituire ogni quattro ore, quella dei dispenser di disinfettante da sistemare lungo i punti strategici dell’aereo e l’autocertificazione con cui si garantisce l’assenza di sintomi e contatti con persone infette. A questo si aggiunge il rinnovo dell’aria interna ogni tre minuti con flussi e filtri in grado di eliminare la quasi totalità di virus e batteri.

Ma è chiaro a tutti che si tratta di misure prese in emergenza, e che l’industria aeronautica è obbligata a reinventarsi, decisamente in fretta. Insomma, una bella gatta da pelare su cui truppe di ingegneri stanno perdendo il sonno alla ricerca di soluzioni che mettano d’accordo la spesa con le speranze di ritorno agli introiti.

Uno di questi, un team della Zephyr Aerospace di San Francisco, sembra aver avuto un’idea dal valore addirittura doppio: garantire il distanziamento sociale e al tempo stesso offrire uno spazio vitale ai passeggeri di classe Premium Economy simile a quello dei clienti Business.

L’idea è venuta a Jeffrey O’Neil, capo designer della Zephyr, durante un lungo e scomodissimo volo fra New York e Singapore, seguito da uno spostamento su un bus con cuccette a castello decisamente più rilassante. Il punto di partenza del progetto che gli ha frullato in testa per tutto il tempo: ridisegnare da capo i sedili degli aerei, immutati da 70 anni a questa parte malgrado racchiudano sempre maggiori tecnologie. L’altra idea da cui prendere ispirazione, i Double Deck, i celebri autobus a due piani caratteristici di Londra.

Mescolando a dovere i fastidi provati in volo il resto delle due idee, O’Neil si mette al lavoro creando il progetto dello Zephyr Seat: un doppio posto mansardato che eliminando l’ingombro delle cappelliere, consente di avere spazio per stendersi e viaggiare evitando posizioni innaturali che alla lunga diventano dolorose. Destinato ai voli intercontinentali per aerei a fusoliera larga (i Boeing 747/787 e gli Airbus A350/A380), il singolo posto può addirittura essere diviso in due livelli (con scaletta nascosta per accedere alla parte superiore, a un metro e mezzo da terra), consentendo alle compagnie di ospitare lo stesso numero di passeggeri di prima. Per finire con l’obiettivo principe di questi mesi: “ll nostro design, in attesa di brevetto, introduce un modulo di seduta conforme al distanziamento sociale che renderà di nuovo il volo un’esperienza straordinaria per tutti i viaggiatori”. Al momento, la Zephyr è in trattativa con Air New Zealand e Delta Airlines, a cui il modulo double-decker sembra piacere parecchio.