
Si chiama Wordle, ed è il gioco che sta facendo impazzire il pianeta. A idearlo durante il lockdown è stato Josh Wardle, programmatore gallese di nascita con residenza a Brooklyn, ma l’ha fatto ad uso esclusivo di Palak, la sua compagna, grande appassionata di cruciverba. Poi si sa come vanno queste cose: Wordle è slittato nelle chat di amici e parenti, fin quando qualcuno ha capito che la faccenda aveva potenziale, e poteva andare ben oltre l'uso casalingo.
Si mettono in tre, pare, per convincere Josh a pubblicarlo su un sito, e da lì è bastato attendereo: nel giro di un paio di mesi appena, Wordle ha conquistato il mondo.
Tecnicamente si tratta di un puzzle game in cui bisogna indovinare una parola di cinque lettere al giorno in un massimo di 6 tentativi: ad ogni errore si ottiene un aiuto. Le lettere corrette diventano verdi, quelle gialle indicano la posizione sbagliata, mentre il grigio significa errore. Nulla di più. Al momento, per giocare è meglio disporre di una discreta conoscenza della lingua inglese – o di un buon vocabolario - ma neanche questo ha fatto da freno all’invasione di Wordle, che secondo i calcoli appassiona ormai più di due milioni di persone ogni giorno.
A renderlo così appetibile, e per scongiurare la dipendenza, la possibilità di giocare con una sola parola al giorno, scelta a caso dal programma fra 2.500 termini inglesi di cinque lettere, e in fondo la somiglianza con altri giochi linguistici che contribuiscono a renderlo “friendly”.
Per una volta, Wordle non è un app, anche se sui maggiori store si trovano versioni messe in piedi in fretta e furia da chi ha fiutato un business dove Josh Wardle tentennava. Per giocare bisogna collegarsi ad una semplicissima pagina web (https://www.powerlanguage.co.uk/wordle/) che mostra soltanto lo schema e la tastiera, senza pubblicità e richieste di abbonamenti o pagamenti di alcun tipo.










