TREND – Il fenomeno «Bubble Tea»
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Non c’è più alcun dubbio: la bevanda dell’anno è il Bubble Tea. Secondo la leggenda sarebbe nato a Taiwan negli anni Ottanta per colpa di una maldestra impiegata di una caffetteria che aveva fatto cadere nel suo bicchiere di tea un dolce tipico a base di tapioca in palline.

Comunque sia andata, il Bubble Tea è diventato una vera mania ovunque nel mondo, Italia compresa, dove ormai i locali che la vendono sono centinaia e il giro d’affari globale sfiora i 30 milioni di euro.

Tecnicamente si tratta di uno “snack drink”, perché si beve e mastica allo stesso tempo: oltre al tea da scegliere nella varietà preferita (verde, nero, deteinato o bianco), sono aggiunte delle “popping boba”, sferette gommose che rilasciano succhi di vari gusti. Nel tempo, l’offerta si è allargata a dismisura, e oggi si può scegliere fra caffè, latte o acqua di rose, così come le palline, che ormai contano decine di gusti diversi, in grado di accontentare tutti.

Secondo un rapporto della “Cross Border Growth Capital”, nei Paesi asiatici il Bubble Tea è un trend consolidato ormai da anni: in consumo interno di Taiwan, Vietnam e Singapore (dove “Pizza Hut” ha ideato anche una pizza con le palline che rilasciano sapori), copre il 35% del mercato mondiale, ma con 480mila locali, anche la Cina è in forte crescita.

Spiegare il motivo di tanto successo non è semplice: identificata come una bevanda piacevole, gustosa, salutare e poco calorica – anche se in realtà un bicchiere da 200 ml contiene fra 300 e 500 calorie - si presta anche molto bene per gli immancabili “seflie” con cui le giovani generazioni amano condividere tutto ciò che fanno, mangiano e bevono.

In Italia, il fenomeno è assai visibile soprattutto nei grandi centri, con Milano, Torino, Bologna, Roma e Firenze in cui si concentra la maggiora parte dei locali.