
Dopo aver fatto tappa a Parma, Napoli e Milano, Segnali d’Italia arriva a Torino e diventa l’Energia del Cambiamento: il progetto – voluto da IGPDecaux ed Edison e patrocinata dal Comune di Torino - racconta storie poco conosciute di iniziative non profit e di interesse sociale che hanno evoluto e stanno cambiando il terzo settore torinese.
A partire da metà dicembre, 5 realtà di Torino saranno valorizzate, grazie alle immagini e ai volti delle persone che le hanno rese possibili, attraverso una campagna di comunicazione in metropolitana, nell’arredo urbano, sui mezzi di trasporto, sui social media e con attività di media relations su mezzi di comunicazione regionali e nazionali.
La prima fase di Segnali d’Italia Torino è iniziata a metà ottobre: la redazione di Torino de La Stampa, media partner dell’iniziativa, ha selezionato 15 iniziative del territorio legate alla rigenerazione urbana, alla riconquista degli spazi verdi, alla sostenibilità sociale e ambientale, all’innovazione tecnologica e digitale con impatti socialmente utili, al benessere e alla salute delle persone, all’arte e alla cultura. Ogni settimana queste storie sono diventate protagoniste delle pagine del quotidiano descrivendo al pubblico realtà poco note, ma meritevoli di essere conosciute. Partendo da queste 15 storie sono state selezionate le 5 che saranno protagoniste della campagna di #segnaliditalia Torino - L’Energia del Cambiamento per raccontare l’impegno sociale dei cittadini e il loro contributo concreto per aiutare il territorio.
L’edizione piemontese dell’evento si arricchisce inoltre con Segnali d’Italia chiama Torino, un bando per finanziare i migliori progetti sociali da realizzare per la città. Si apre una chiamata per il terzo settore torinese dedicata ad associazioni non profit, imprese e comitati cittadini che hanno un’idea socialmente rilevante per aiutare il territorio. A favore dei 3 migliori progetti Edison stanzierà 15.000€ ciascuno e IGPDecaux riserverà altri 15.000€ a ognuno in spazi pubblicitari. Le iscrizioni a Segnali d’Italia chiama Torino saranno aperte dal 10 dicembre fino al 10 febbraio tramite la piattaforma digitale ideatre60 di Fondazione Italiana Accenture oppure attraverso il sito www.segnaliditalia.it.
I protagonisti di Segnali d’Italia Torino
Cooperativa Speranza (Candiolo)
Sostenibilità ambientale ed energetica sono le parole chiave della società agricola Cooperativa Speranza di Candiolo, una realtà a 15 km da Torino che produce biogas sfruttando i propri reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli. La cooperativa nasce nel 1974 e dal 2008 si dedica alle energie rinnovabili riciclando i propri scarti di produzione: nasce così il primo digestore da un megawatt che funziona con letame, liquami e altri scarti dell’azienda. Con l’inaugurazione di un nuovo digestore, nel 2010 inizia la collaborazione per riscaldare l’Istituto per la Ricerca sul Cancro di Candiolo: una tubatura interrata di 1,7 chilometri e da 9 milioni di kW termici porta così calore all’IRCCS, con un risparmio di 200 mila euro per l’ospedale. Il 5% degli incassi del teleriscaldamento viene inoltre devoluto alla Casa di Accoglienza La Madonnina, che ospita i parenti dei malati ricoverati in ospedale. Gli impianti di digestione anaerobica bastano inoltre per concimare i campi della cooperativa e dei pensionati della zona che hanno l’orto. La cooperativa, che conta 5 aziende agricole per un totale di circa 40 collaboratori, è intenzionata a produrre anche C02 puro, per destinarlo alla vendita a un’azienda locale che si occupa di gas tecnici e a una ditta del territorio che imbottiglia acque minerali. L’anidride carbonica si otterrà attraverso un processo non inquinate, che permetterà di evitare l’estrazione da pozzi sotterranei o di acquistarla dalla Germania, come avviene ora. Infine, dal nuovo impianto di bioGNL si otterranno 6 tonnellate al giorno di biometano destinato ad alimentare 50 mezzi pesanti del gruppo Manganetti, storica azienda Valtellinese di trasporti.
WeGlad
Trovare percorsi cittadini senza barriere architettoniche, dare voce alle segnalazioni degli utenti e mostrare luoghi accessibili a tutti sono gli obiettivi dell’app WeGlad, un progetto torinese di un team guidato da Paolo Bottiglieri e Petru Capatina, rispettivamente di 28 e 24 anni. Si tratta di un’applicazione che permette di trovare il percorso urbano più semplice e senza ostacoli così da aiutare le persone con disabilità, in carrozzella, anziani con limitazioni motorie e chiunque possa avere difficoltà nello spostarsi. L’applicazione è una vera e propria community che dà la possibilità agli utenti di segnalare la presenza di barriere architettoniche temporanee o permanenti come gradini, assenza di marciapiedi, buche o automobili parcheggiate sulle strisce, così da tenere aggiornata la mappa degli ostacoli in città. Basta scattare una fotografia con il proprio smartphone, caricarla sull’applicazione con le rispettive coordinate di posizione o anche solo descrivere il problema e tutti gli utenti di WeGlad ne potranno usufruire permettendo di prendere così altre strade. L’applicazione coinvolge anche i negozi e i locali pubblici, mappando le strutture della città e dando informazioni con dati oggettivi, come la presenza o meno di rampe per le carrozzelle, le condizioni dei bagni e l’accessibilità per persone in difficoltà motoria. Il progetto è attivo da oltre 2 anni e il prossimo passo sarà quello di integrare nell’applicazione dei meccanismi ludici, così da coinvolgere i giovani e invogliarli a migliorare sempre di più WeGlad.
Associazione Arteria Onlus
Esiste una categoria di giovani in grande difficoltà che fatica nell’integrarsi all’interno dei meccanismi formativi e lavorativi della società: sono i Neet (Not in Education, Employment or Training), ragazzi di età compresa tra i 16 e i 29 anni che non studiano né lavorano. L’associazione Arteria Onlus cerca proprio di aiutare queste persone, indirizzandole verso l’istruzione e il lavoro, operando nei quartieri Aurora, Porta Palazzo e Barriera di Milano nella periferia di Torino. I giovani Neet vengono così agganciati in luoghi di aggregazione come piazze o giardini per poter ascoltare quello che hanno da dire, raccogliere i loro bisogni e infine indirizzarli in percorsi di orientamento personalizzato. L’Associazione Arteria Onlus cerca in tal modo di rispondere alle loro esigenze in maniera mirata e coordinata insieme agli altri servizi del territorio, così da avviare delle vere e proprie attività educative di strada che possano aiutare sempre più giovani a trovare la propria via.
Colori Vivi
La sartoria può diventare un potente mezzo di inclusione sociale e riscatto: un esempio è Colori Vivi, una start-up torinese, da poco impresa sociale, che dà lavoro a donne migranti in difficoltà permettendo loro di realizzare capi di abbigliamento femminili e accessori di alta qualità e alla moda. Il progetto nasce nel 2017 per volontà dall'associazione Articolo 10 Onlus e promosso dalla Fondazione Kering. Tante donne migranti che arrivano in Italia non trovano né un lavoro né un tessuto economico-sociale in grado di accoglierle, così Colori Vivi ha deciso di offrire loro un nuovo inizio, un lavoro che consente di avere un reddito e di integrarsi nel tessuto sociale della città. Prima di farle lavorare, queste donne vengono formate da sarte e da stilisti professionisti, imparando a cucire, tagliare, scegliere i tessuti e fare i cartamodelli. Il risultato è una linea di moda minimalista di pantaloni sportivi, cappotti, abiti eleganti, tute e tanti altri capi dallo stile spesso ibrido tra le nuove tecniche acquisite dalle sarte e gli stili dei loro paesi d’origine. Dal primo locale di una decina di metri quadrati, la sartoria sociale di Colori Vivi è arrivata a occupare uno spazio dieci volte più grande e, dopo il recente lancio dell’e-commerce, il prossimo passo sarà quello di trasferirsi in un locale ancor più ampio in centro a Torino.
Housing Giulia
Nell'ottobre 2015, dopo la ristrutturazione di uno stabile di 3.000 metri quadrati, è nata Housing Giulia: 48 appartamenti che accolgono quasi 100 persone in temporanea difficoltà economica e abitativa. La struttura sorge all’interno del distretto sociale di Torino, tra via Cottolengo e via Cigna, dove nel 1823 la Marchesa di Barolo fece costruire un immobile per aiutare le donne uscite dal carcere. Il progetto, fortemente voluto da Opera Barolo con il sostegno economico della Regione Piemonte e in collaborazione con il Comune di Torino e la cooperativa Di Vittorio, nasce a causa dei problemi abitativi che negli ultimi anni hanno coinvolto sempre più persone in città. Sono infatti molte le famiglie che hanno difficoltà con la casa e l’affitto, ma anche lavoratori e giovani che non riescono a trovare sistemazioni stabili. Una commissione valuta così le richieste che arrivano per gli appartamenti, da affittare per non più di diciotto mesi a un prezzo di circa il 40% in meno rispetto al normale mercato. Housing Giulia non è però solo un luogo dove dormire, ma chi vi abita viene aiutato nella ricerca di un lavoro o un’altra abitazione, così da costruire le basi per il loro futuro. Housing Giulia è anche un ritrovo d’arte, qui si tengono infatti frequentemente eventi culturali dove spesso presenziano artisti italiani e internazionali, come l’inglese David Tremlett e il compianto Maestro Ezio Bosso.














