TECH - Il robot che uccide il virus, ideato da universitari
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Saranno i giovani a salvarci: lo ripeteva Paolo Borsellino, augurandosi che le nuove generazioni potessero trovare più forza e decisione. C’è Greta Thunberg, l’adolescente che si è fatta carico dei destini climatici del pianeta, ma ci sono altri ragazzini come Helena Gualinga, giovane della tribù di Sarayaku, in Brasile, che combatte contro le multinazionali per proteggere la foresta amazzonica, o ancora Olga Misik, 17enne che si seduta davanti a un plotone di agenti antisommossa pronti a caricare la folla, leggendo e rileggendo gli articoli della Costituzione russa che sanciscono il diritto ai raduni pacifici.

Ed è a questa speciale categoria di giovani a cui appartiene anche un gruppo di studenti del Grainger College of Engineering della University of Illinois Urbana-Champaign’s Health Care Engineering Systems Center, che la scorsa primavera, mentre il mondo si contorceva nel tentativo di scacciare il virus, ha avvertito in modo forte il travaglio del pianeta da voler fare qualcosa, perché restare con le mani in mano e limitarsi ad ascoltare i numeri quando hai 20 anni non riesci a mandarlo giù. Punto e basta.

Volevano qualcosa rapido da pensare e realizzare, sicuro e soprattutto poco costoso, perché un giorno potessero permetterselo anche chi non dispone di molto denaro. Ne parlano al direttore del dipartimento, Kesh Kesavadas, con cui studiano l’idea di un robot a basso costo che potesse essere utilizzato per sterilizzare in modo veloce e sicuro aree comuni come aule, uffici, stazioni, aeroporti e luoghi pubblici. Kesavadas coinvolge Helen Nguyen, professoressa di ingegneria civile e ambientale con una lunga esperienza nel campo della sterilizzazione e deli raggi ultravioletti. “Da diversi studi condotti dal mio laboratorio nel corso dell’anno, sappiamo che l’irradiazione di comuni raggi UV è efficace nel neutralizzare la SARS-CoV-2: la disattivazione del virus dipende non solo dall'intensità, ma anche dal tempo di esposizione. Ma per controllare con precisione la durata ed evitare agli esseri umani il danno dei raggi UV, avevamo bisogno di qualcosa di simile a un robot”.

Stava nascendo UVBot, un automa stampato in 3D in grado di muoversi in perfetta autonomia all’interno di un ambiente: si può controllare attraverso una app, o programmare perché entri in servizio durante le ore notturne, quando gli edifici sono vuoti. È in grado di evitare gli ostacoli grazie ad una rete di sensori e non si ferma fin quando ogni centimetro dell’ambiente da sanificare non è passato sotto le potenti lampade a raggi ultravioletti di cui è dotato.

In realtà, questo genere di robot esiste già, ma hanno un problema: possono arrivare a costare fino a 50.000 dollari. “Molte aziende e istituti scolastici non dispongono dei fondi necessari per acquistare un sistema che sia in grado di disinfettare gli spazi: il nostro progetto è un’alternativa a basso costo che può essere realizzato spendendo meno di un migliaio di dollari. Non trovavamo giusto che chi non ha soldi dovesse mettere in conto di correre più rischi”.

Il giovane ingegnere Harris Nisar ha guidato la progettazione meccanica e la realizzazione pratica: “Mi sono divertito molto a pianificare le fasi della costruzione. Naturalmente, a causa del Covid che ci ha costretti a lavorare per lo più in videochat abbiamo affrontato sfide enormi, perché alcune fasi del lavoro richiedevano strumenti come stampanti 3D e taglierine laser, ma ci siamo ingegnati come potevamo, senza fermarci di fronte a nulla”. Peter Chien, giovane studente di ingegneria meccanica, si è occupato dell’hardware: “È stata la parte più divertente, perché ho messo in pratica tutto ciò che stavo imparando sui libri di testo per applicarlo a qualcosa che sarà di aiuto nel mondo reale”

UVBot assicura di abbattere il 99% della carica virale che potrebbe annidarsi in una stanza. “La nostra speranza è che le scuole e le organizzazioni si fidino del nostro lavoro: riaprire il Paese in modo sicuro è un compito enorme, e siamo orgogliosi di aver fatto la nostra piccola parte”.