
Ormai è certo: l’umanità ormai non sa più cosa significhi camminare, il mezzo di locomozione più antico, sano, ecologico, pratico ed economico che ci sia. Oggi chiunque cammini, da solo o in compagnia, ha smesso di guardare dove va: bambini, giovani e anziani, hanno la testa chinata sullo smartphone.
Ogni tanto qualcuno finisce per fare a spallate con piante e lampioni, ma nel peggiore dei casi non si rende neanche conto se il semaforo è rosso, giallo o verde. Con tutti i rischi del caso.
Le grandi metropoli, consapevoli di dover trattare con cittadini perennemente connessi fra social e videochat fanno quello che possono: in Germania, per dirne una, sono spuntati cartelli che avvisano gli automobilisti a fare attenzione, perché c’è il rischio di veder comparire all’improvviso gli “smartphone zombies”, ma non sempre è servito, come dimostrato da statistiche e viaggi in ambulanza verso i traumatologici.
Così, per parafrasare ancora una volta Maometto e la montagna, se la gente non vuol saperne di alzare la testa per guardare il semaforo, è il semaforo che deve abbassarsi. Una delle prime città ad adottare una soluzione simile è Seul, dove sono comparse strisce luminose sul ciglio dei marciapiedi, per entrare nel campo visivo di chi ha la testa china: quando si tingono di rosso fisso è meglio fermarsi, con il verde via libera ai pedoni. E quando il tempo sta per esaurirsi, le strisce iniziano a lampeggiare per indicare che mancano pochi secondi.
Sottoposte a numerosi test dal 2019, le strisce luminose di attraversamento hanno dimostrato la loro efficacia contribuendo a diminuire in modo drastico il numero di pedoni travolti dalle auto.















