
È quasi una certezza: uno degli effetti rivoluzionari che il coronavirus ci lascerà come redità del suo nefasto passaggio si chiama smart working. Il lavoro da casa, detto usando l’idioma corrente da queste parti. Si è imposto di colpo come necessità, per continuare a lavorare da casa anche in un momento di lockdown, in cui tutto è chiuso per timore di contagi. E non solo sembra piacere alle aziende, ma è ampiamente vista come la soluzione più praticabile per riprendere il pieno della produttività nazionale, con turni che dividono la settimana in due: due giorni a testa in ufficio, il resto da casa, con lo smart working.
Certo, i problemi per chi resta fra le mura domestiche non sono pochi: dal senso di solitudine della mancanza dei colleghi, da sempre un microcosmo di socialità, agli orari senza fine, impensabili quando si sta in ufficio e diventati senza limiti per chi è a casa. Da mettere in conto anche la presenza di bambini, con le loro esigenze, capaci di interrompere le videochat di lavoro o di urlare con il capo che ascolta. Capita, e applicando un minimo di buon senso fa perfino sorridere.
Ma è proprio l’angoscia di sentirsi - per quanto a casa propria - in un ambiente diverso e anomalo in cui svolgere il proprio lavoro, l’effetto collaterale che molti lamentano. Un ufficio, qualsiasi, ha una costellazione di suoni, ritmi, meccanismi e voci familiari che a volte sembravano un fastidio, e invece sono diventati una mancanza profonda nelle settimane chiusi in casa. Ma anche a questo, a Dio piacendo, c’è chi ha pensato di mettere una pezza, correndo in soccorso di chi per lavorare ha bisogno della giusto caos calmo.
Si chiama imisstheoffice.eu, ed è un semplicissimo sito creato dalla Kids Creative Agency, un’agenzia di Berlino animata da un team che si definisce di “facilitatori, progettisti di cultura, direttori artistici, strateghi, copywriter e creativi a tutto tondo” che fra i clienti possono contare su marchi come Absolut Vodka, Nike, Adobe, Swiss Air e Hyundai.
E sono talmente creativi da aver voluto creare una pagina a cui è sufficiente collegarsi per sentire in cuffia i rumori tipici di un ufficio: dalla macchinetta del caffè alla fotocopiatrice, dal ronzio continuo dell’aria condizionata ai cassetti che si aprono e si chiudono, dal vociare dei colleghi in lontananza al suono dei fogli di carta che passano fra le scrivanie, dal telefono che squilla e nessuno risponde alla vibrazione del cellulare del collega che in quel momento non è alla sua scrivania. Non mancano neanche lo starnuto (virtuale, di questi tempi è meglio), il solito collega che fischietta e l’immancabile segretaria che ride, il rumore inconfondibile delle dita sulla tastiera, il distributore dell’acqua, i passi del capo, la sedia che cigola e la stampante. Nell’unica pagina disponibile, in basso a destra, la possibilità di scegliere il numero di colleghi presenti in ufficio - fino a un massimo di 10 - per rendere l’esperienza ancora più realistica.
Il risultato è quel campionario di suoni definiti rumori bianchi: la combinazione di ciò che il nostro cervello assimila al punto da non sentire quasi più. A meno di non doverne fare a meno causa pandemia.










