SCIENZA - I premi IgNobel 2020, fra sapienza e scemenza
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Il cammino della scienza è lastricato in egual misura di buone intenzioni e brutte figure. Dal lontano 1991, c’è chi ha deciso che le ultime - le brutte figure - andassero comunque premiate, perché anche per sparare castronerie ci vuole talento.

Quell’anno, all’inizio dei Novanta, su idea della rivista scientifica-umoristica americana Annals of Improbable Research, nasce la prima edizione del premio Ig Nobel, riconoscimento assegnato ogni 12 mesi ai dieci scienziati e ricercatori di tutto il mondo autori delle teorie più “strane, divertenti e assurde, che prima fanno sorridere e poi danno da pensare”. Patrocinata dall’Università di Harvard, la cerimonia dell’oscar alla cretinata si tiene solitamente nel “Sanders Theatre” dell’ateneo di Cambridhe, Massachusetts. Ma quest’anno, causa pandemia, la consegna dei premi si è trasformata nell’ennesimo evento online.

Fa pensare, ad esempio, il premio per la categoria Educazione medica, assegnato a parimerito a Donald Trump, Jair Bolsonaro, Vladimir Putin, Boris Johnson, Recep Erdogan e Alexander Lukashenko per la scellerata gestione del Covid-19. I sei leader, si legge nella motivazione, hanno saputo “usare la pandemia per insegnare al mondo che i politici possono avere effetto più immediato sulla vita e la morte di scienziati e dottori”.

Ma non è che l’inizio, ce n’è per tutti. Fra i migliori dei peggiori, spicca l’esperimento scientifico di un team internazionale di ricercatori che ha pensato fosse il caso di indagare se i suoni emessi dagli alligatori sono soggetti ad alterazioni dello spettro. Per farlo, hanno chiuso un esemplare in una camera ermetica riempita di elio, giungendo alla conclusione che sì, in effetti gli alligatori emettono suoni attraverso cui comunicano fra loro. Pazzesco.

E non è da meno la teoria di Miranda Giacomin e Nicholas Rule, addirittura finita sulle pagine del “Journal of Personality”, secondo cui il narcisismo di un individuo sarebbe facilmente intuibile dalla forma delle sopracciglia. Mentre non ha avuto rivali, per la categoria Fisica, la ricerca di Ivan Maksymov e Andy Pototsky, autori di uno studio in cui hanno finalmente svelato “cosa succede alla forma di un verme quando lo si fa vibrare alle alte frequenze”. Chiedersi come abbiamo finora a vivere senza saperlo, è un attimo.

Parlando di astrusità, è da applauso lo studio pubblicato su “Scientific Report” in cui si mettono in correlazione i baci sulla bocca e il reddito di una popolazione. Per quanto l’intenzione fosse seria – capire se nei paesi avanzati si dà meno importanza ai legami affettivi – il risultato non ha svelato nulla di sconvolgente: ci si bacia di più nei paesi poveri. Meglio per loro.

Premio per il miglior Management ad un caso di cronaca realmente accaduto in Cina e degno di diventare un film: un omicidio su commissione subappaltato più volte che ad ogni passaggio ha perso una parte del compenso pattuito fino ad arrivare all’ultimo killer, che si è messo d’accordo con la vittima designata, che per altro subito dopo è corsa alla polizia per denunciare il tutto.

Premio onestà a trasparenza a Richard Vetter, ricercatore della California University che in un articolo ha svelato il terrore degli entomologi verso i ragni. Può essere utile sapere che l’entomologo è uno scienziato che studia gli insetti: più o meno come dire di un bagnino che ha paura dell’acqua.

La categoria Medicina ha visto il trionfo di un gruppo di ricercatori olandesi e belgi che per primi hanno diagnosticato un fastidio finora sconosciuto: la misofonia. In pratica, una condizione di stress data dal rumore emesso durante la masticazione dagli altri. Per risolverla non servono medicinali: basta mangiare da soli.

Ma il meglio arriva alla fine, con la ricerca messa a punto da un gruppo di cervelloni inglesi e americani che hanno speso tempo e risorse nel tentativo di realizzare coltelli da cucina dalle feci umane, per dimostrare che una leggenda legata al popolo Inuit era del tutto infondata. Avevano ragione loro: realizzare posate con le feci è impossibile. E di questo non possiamo che gioirne.

Fuori classifica, ma ugualmente degno di nota, il premio andato a due gruppi di scienziati, indiani e pakistani, autori di “continui campanelli suonati l’un l’altro nel cuore della notte alle rispettive porte di casa per poi fuggire via prima che qualcuno avesse modo di rispondere”. Sarebbe curioso scoprire se lauree e dottorati dei componenti delle due bande di scienziati-monelli siano autentici o acquistati a peso.