PRIVACY - La maschera che mantiene il silenzio
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Sembra sempre che tutti quelli intorno si facciano gli affari loro, ma ascoltare le conversazioni è uno degli sport preferiti dell’umanità. In fondo, è un modo indolore di sentire storie di amori che fioriscono o naufragano, vivere in diretta litigi, lamentele, figli che commentano i voti, parenti invadenti e via così. L’umanità che passa attraverso un telefono è tanta e colorata.

E siccome la sfiga ci vede sempre benissimo, capita sempre la telefonata a cui non si può non rispondere, nell’esatto momento in cui intorno c’è un silenzio tombale e tutti fanno finta, ma ascoltano eccome. Insomma, un problema non da poco, in un mondo dove la tecnologia non sente più ragioni e ti rintraccia ovunque. Ecco a cosa serve Hushme, ritrovato hi-tech che promette di portare un po’ di privacy anche dove la privacy non c’è. Hushme, bisogna metterlo in conto, è un dispositivo dall’aria un po’ inquietante: ricorda la maschera di “Hannibal the cannibal”, uno strumento di tortura alieno o una museruola 2.0, e in più, in periodi come questi – con le mascherine entrate di prepotenza nelle vite dell’umanità – forse non era il momento migliore per lanciarla sul mercato.

Hushme, che funziona in Bluetooth, è l’idea di un gruppo di ingegneri ucraini, messa a punto da una società americana. Autoproclamata la “prima maschera vocale al mondo”, una volta indossata è in grado di camuffare la voce che arriva all’esterno, salvando la privacy alla conversazione, che può finalmente scorrere in santa pace. E non basta, perché quello che sente chi è intorno, può essere scelto in un panel di suoni diversi: onde del mare, vento che soffia, le voci dei “Minions”, i versi delle scimmie o suoni metallici, se proprio si vogliono irritare le orecchie di qualcuno.

Al momento, Hushme è un prototipo, ma ormai prossimo ad arrivare in commercio, ad un prezzo che dovrebbe oscillare intorno ai 150 euro.