PHOTO - Robert Capa, il mondo a colori
Foto 1
Foto 2
Foto 3

“Per un reporter di guerra, perdere un’invasione è come rifiutare un appuntamento con Lana Turner”. Di appuntamenti, Robert Capa in vita sua non ne ha perso neanche uno: che fosse con una guerra, una donna o il destino. Un maestro assoluto della pericolosa arte di fotografare quelli che combattono, cristallizzando istanti che sanno raccontare senza bisogno di commenti. Di guerre da vicino, nella sua carriera ne segue cinque, forse più della maggior parte di coloro che fanno i soldati di mestiere, ed ogni volta è capace di trovarsi esattamente al centro dell’azione armato solo della sua “Leica”, che contro i proiettili serviva a poco. I suoi scatti riempiono le prime pagine delle più importanti riviste del mondo, e da lì diventano denuncia, testimonianza, prova tangibile del sacrificio di tutti coloro che muoiono perché credono in qualcosa.

Robert Capa, 107 anni fa esatti nato Endre Ernö Friedmann a Budapest, è il protagonista della mostra Capa in color, che per la prima volta porta in Italia alcuni rari scatti a colori del celebre fotografo ungherese naturalizzato in America. La collezione, presentata da ICP-International Center of Photography, grazie a ICP Exhibitions Committee e ai fondi pubblici del New York City Department of Cultural Affairs in partnership con il consiglio cittadino, è prodotta dalla Società Ares con i Musei Reali e allestita nelle Sale Chiablese fino al 31 gennaio 2021.

Robert Capa è internazionalmente noto come maestro della fotografia in bianco e nero, ma ha lavorato regolarmente con pellicole a colori fino alla morte, nel 1954. Sebbene alcune fotografie siano state pubblicate sui giornali dell’epoca, la maggior parte degli scatti a colori non erano ancora stati raccolti in un’unica mostra. L’esposizione presenta oltre 150 immagini a colori, lettere personali e appunti dalle riviste su cui furono pubblicate.

L’esposizione nasce da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione di Robert Capa al Centro internazionale di fotografia di New York, per presentare un aspetto sconosciuto della carriera del grande maestro. Rispetto a quanto mostrato in precedenza, l’esposizione vuole illustrare il particolare approccio dell’autore verso i nuovi mezzi fotografici e la sua straordinaria capacità di integrare il colore nei lavori da fotoreporter, realizzati tra gli anni ‘40 e ‘50 del Novecento.

Il 27 luglio 1938, in Cina per documentare la guerra sino-giapponese in un reportage durato otto mesi, Capa scrive a un amico della sua agenzia di New York: “Spediscimi immediatamente 12 rulli di Kodachrome con tutte le istruzioni su come usarli, filtri, etc… in breve, tutto ciò che dovrei sapere, perché ho un’idea per Life”. Sebbene di quel servizio siano sopravvissute soltanto foto in bianco e nero, ad eccezione di quattro immagini pubblicate sulla rivista il 17 ottobre 1938, la lettera esprime il chiaro interesse di Capa per i lavori con pellicole a colori, ben prima che venissero largamente impiegate da molti altri fotoreporter.

Nel 1941, Capa fotografa a colori Ernest Hemingway nella sua casa a Sun Valley, in Idaho, utilizzando pellicole a colori anche durante la traversata dell’Atlantico su una nave merci con un convoglio alleato, scatto pubblicato dal "Saturday Evening Post".

Della produzione di Robert Capa sono molto noti i reportage della Seconda Guerra Mondiale, in particolar modo dello sbarco in Normandia, pur privilegiando le pellicole in bianco e nero. Le poche immagini a colori ritraggono soprattutto le truppe americane e il corpo francese a cammello in Tunisia, nel 1943.

Dopo il secondo conflitto mondiale, l’attività di Capa si orienta esclusivamente sull’uso di pellicole a colori, soprattutto per fotografie destinate alle riviste dell’epoca come “Holiday” e “Ladies’Home Journal” (USA), “Illustrated” (UK) ed “Epoca” (Italia). Quelle immagini, presentate ai lettori per la prima volta, avevano lo scopo di raccontare al pubblico americano ed europeo la vita quotidiana di persone comuni e di paesi lontani, in maniera radicalmente diversa rispetto ai reportage di guerra che avevano guidato i primi anni della carriera di Capa.

L’abilità tecnica del maestro, abbinata alla capacità di raccontare le emozioni umane dimostrata nelle prime fotografie in bianco e nero, gli permise di muoversi con particolare abilità tra i diversi tipi di pellicola, impiegando il colore a completamento dei soggetti fotografati. Tra questi primi lavori si trovano le fotografie della Piazza Rossa di Mosca, realizzate durante un viaggio in URSS nel 1947 con lo scrittore John Steinbeck e la vita dei primi coloni in Israele nel 1949-50. Per il progetto “Generazione X”, Capa si reca a Oslo, a Essen, nel nord della Norvegia e a Parigi per catturare la vita e i sogni delle giovani generazioni nate prima della guerra.

Le fotografie di Capa presentano ai lettori anche un interessante ritratto dell’alta società, dovuto al sapiente ed elegante uso della fotografia a colori. Nel 1950, ritrasse le stazioni sciistiche più alla moda delle Alpi svizzere, austriache e francesi, e le affascinanti spiagge francesi di Biarritz e Deauville per il fiorente mercato turistico presentato dalla rivista “Holiday”. Scattò anche diverse fotografie di moda, lungo le banchine della Senna e in Place Vendôme, fotografò diversi attori e registi sui set cinematografici, come Ingrid Bergman nel film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, Orson Welles in “Black Rose” e John Huston in “Moulin Rouge”. In questo periodo realizzò anche una serie di ritratti, come quelli di Pablo Picasso, fotografato su una spiaggia con il figlio Claude, o di Giacometti nel suo studio a Parigi.

Per tutti i lavori realizzati dalla fine della guerra in avanti, Capa impiegava sempre almeno due fotocamere: una per le pellicole in bianco e nero e una per quelle a colori, usando una combinazione di 35 mm e 4x5 Kodachrome, e le pellicole Ektachrome di medio formato, sottolineando l’importanza di questo nuovo mezzo per la sua crescita professionale. Continuò a lavorare con pellicole a colori fino al termine della sua vita, anche durante il viaggio in Indocina dove morì.

Capa in color offre la possibilità di esplorare il forte e decennale legame del maestro con la fotografia a colori, attraverso un affascinante percorso che illustra la società nel secondo dopoguerra. Il suo talento nella composizione del bianco e del nero fu enorme, ma la scoperta della potenzialità delle pellicole a colori, quasi a metà della sua carriera, rese necessario definire un nuovo approccio. L’innovativo mezzo fotografico lo obbligò non solo a riconsiderare la composizione dei colori, ma anche a trovare il modo migliore per soddisfare la curiosità di un pubblico reduce dal conflitto, che cercava divertimento e voleva conoscere luoghi lontani.

Un uomo in prima linea

Fotografo in cerca di fortuna, quand’era molto giovane fugge dall’Ungheria temendo di essere nel mirino del partito di estrema destra: sbarca in Germania, ma quando anche lì l’aria si fa pesante scappa a Parigi e cambia nome e cognome diventando per tutti Robert Capa, un misterioso e affascinante fotografo americano che in valigia ha piegato la voglia di scoprire la vecchia Europa. Nel 1936 lo scatto che gli cambia la vita: la morte di un miliziano spagnolo ritratto nell’esatto momento in cui una pallottola dei franchisti lo colpisce alla testa. Si discuterà parecchio sull’autenticità di questa foto, ma da quel momento non ci sarà più guerra che possa fare a meno di Robert Capa.

Nel 1943 vola in Sicilia con gli alleati per documentare le fasi dell’Operazione Husky, quella da cui inizierà la liberazione italiana, e un anno dopo si mescola all’inferno di Omaha Beach, in Normandia, sulle spiagge dello sbarco del D-Day: per un errore del laboratorio di sviluppo si salvano solo 11 scatti, comunque uno più memorabile dell’altro.

Fra una guerra e l’altra torna a Parigi, e nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert fonda l’agenzia Magnum, basata su un principio fondamentale: i fotografi non devono cedere mai a nessuno i diritti dei loro scatti. Quello di Capa è ormai un nome che conta: diventa amico e ritrae celebrità del suo tempo come Picasso, Matisse ed Hemingway. Con Ingrid Bergman, vive un’intensa e travagliata storia d’amore.

Ma nella vita di Capa non c’è mai molto tempo per fermarsi: nel 1954, un altro conflitto sta infiammando un angolo di mondo lontano. Questa volta la destinazione è Hanoi, Vietnam, per seguire da vicino la prima guerra d’Indocina e Capa al seguito del contingente francese. Sale su una collina per fotografare un’azione nei dintorni di Thai-Binh, ma mette il piede su una mina antiuomo. Aveva 41 anni, e le guerre dopo di lui non sono più state le stesse.

INFO PRATICHE

Capa in color

Torino, Musei Reali - Sale Chiablese

26 settembre 2020 - 31 gennaio 2021

Orari: martedì-venerdì 10/19. Sabato e domenica 10/ 21

Ingressi: intero € 13, ridotto € 10 (>65, insegnanti, giornalisti non accreditati, tessere convenzionate), ridotto ragazzi € 5 (11 - 18 anni).

Omaggio: abbonamento Piemonte Musei, Torino Card, bambini da 0 a 10 anni, persone con disabilità, dipendenti MIBACT. I biglietti possono essere acquistati online sul sito www.capaincolor.it

Diritti di prenotazione e prevendita: singoli € 1.50, gruppi € 18.