
Si chiama Dale Stuckenbruck, ha 63 anni, vive in America ma arriva dalla Germania e nel mondo della musica ci vive da sempre. Solista e musicista in diverse formazioni, con il suo violino ha preso parte alle registrazioni di centinaia di colonne sonore cinematografiche, oltre ad insegnare musica ai giovani in una scuola di Long Island, quella che i newyorkesi chiamano la loro spiaggia.
Nel 2005, con l’idea di preparare una lezione per alcuni studenti refrattari alla musica, il professor Stuckenbruck inizia ad esplorare l’idea di ricavare strumenti dove non sembra possibile. Si imbatte in un cesto di verdura fresca, e inizia la seconda parte della sua carriera. Circondato da una curiosità crescente, Stuckenbruck crea pian piano una vera orchestra in cui non c’è traccia di strumenti tradizionali: cetrioli, carote, zucche, peperoni, sedani, cavoli, melanzane, scalogno e canne da zucchero, svuotati ad arte, riproducono pin modo (quasi) perfetto i suoni di legni ed ottoni.
Sta nascendo la Long Beach Vegetable Orchestra, l’unica di New York e per questo richiestissima ovunque, dalle scuole agli eventi vegetariani-vegani di grande tendenza. Ai musicisti, oltre allo studio di partiture che vanno dal jazz alla classica, è richiesto un supplemento di impegno: imparare ogni volta a realizzare il proprio strumento dalla verdura assegnata e conservarlo fino al momento di entrare in scena in acqua e ghiaccio perché non perda consistenza e migliori il suono. Per essere ancora più precisi, carote, cetrioli e patate si prestano benissimo per diventare flauti e clarinetti, mentre madre natura ha fatto sì che peperoni e zucche potessero diventare, rispettivamente, delle maracas e dei tamburi, per arrivare ad una particolare varietà di ravanello che, lavorato ad arte, simula il suono corposo di un oboe.
In realtà, il professore non è il primo al mondo ad aver avuto l’idea di far suonare l’orto. Dal 1998, la Vienna Vegetable Orchestra ha messo insieme un ensemble formato da 12 musicisti, ovviamente, ma anche da artisti, designer e ingegneri del suono per mettere insieme un repertorio trasformato in centinaia di spettacoli che attirano frotte di curiosi ad ogni replica. Anche perché, al termine di ogni concerto, i 70 kg di verdura che rappresentano l’intera strumentazione, finiscono in pentola, diventando un minestrone che viene servito caldo a tutti i presenti.















