FOOD - La pizza a casa ai tempi del contagio

La consegna a casa della spesa, della pizza, di piatti etnici e di qualsiasi altra cosa serva o esaudisca un desiderio, si sta rivelando quanto mai utile per evitare i contatti, così come prescritto dalle norme antidiffusione del virus che continuano a ripeterci come un mantra. Il risultato è che ormai è diventato molto difficile, a Torino, trovare un supermercato che sia in grado di assicurare la consegna prima di una settimana-dieci giorni dall’ordine.

Ma nella filosofia molto millennials del delivery c’era ancora un passaggio da risolvere: il contatto umano almeno con una persona, colui che consegna quanto ordinato, l’ultima presenza umana fra l’ordine e l’appetito. Non sembra, ma di questi tempi non è poco: quello di fronte è uno sconosciuto potenzialmente pericoloso tanto per chi riceve quanto per chi consegna.

A superare il confine, approdando nel territorio inesplorato del “contactless delivery” – la consegna senza contatto – è Domino’s Pizza, la catena di pizzerie americane per adesso diffuse nelle grandi città del nord, che della consegna a domicilio ha fatto bandiera. Il nuovo servizio, studiato appositamente per questo periodo di quarantena globale, permette di ordinare la pizza desiderata attraverso il sito o l’app, pagare online per evitare scambio di banconote e monete e scegliere fra due opzioni di consegna: con la prima, “CL al piano”, il driver lascia i cartoni davanti alla porta di casa e se ne va, mentre con la seconda, “CL all’androne”, il fattorino appoggia i cartoni sullo scooter e si allontana a distanza di sicurezza, lasciando che il cliente possa recuperare la pizza senza rischi.