
No, per una volta non ce l’avevano con la pasta, simbolo e patibolo dell’Italia, apprezzata (e violentata) ovunque, ma accusata anche di contribuire alle poco piacevoli variazioni del girovita.
L’intento del Morphing Matter Lab della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania, era semplicemente quello di individuare un modo per ridurre confezioni e imballaggi inutili, ingombranti e nemici dell’ambiente. Lo studio è partito dal principio dei Noodles, gli spaghetti cinesi confezionati in sorte di “mattonelle” salvaspazio, per approdare ad un prototipo di pasta 2D piatta come le foglie di lasagna, ma che a contatto con l’acqua bollente è in grado di assumere la forma scelta, perfettamente tridimensionale.
“Siamo stati ispirati dai mobili imballati in modo piatto e dal metodo utilizzato per salvare lo spazio che facilita lo stoccaggio e riduce l’impronta di carbonio del trasporto - spiega il direttore del Morphing Matter Lab Lining Yao sulle pagine della rivista scientifica Science Advances – siamo convinti che si tratti di un’idea bella e funzionale: ogni volta che la scienza riesce ad arrivare alla gente attraverso il cibo, è una grande vittoria”.
Per arrivare alla pasta piatta, che secondo gli ideatori cuoce perfino più velocemente, dopo svariati tentativi ed esperimenti la scelta è caduta su farina di semola e acqua, nulla di strano. La particolarità è nell’impasto, a cui sono state aggiunte piccole scanalature che durante la cottura si espandono tornando ad assumere la forma desiderata: penne, farfalle, conchiglie, fettuccine, fusilli e via così.
Nulla cambia, assicurano dal laboratorio di Pittsburgh, su aspetto, sensazione tattile e soprattutto sapore. La soluzione, assicura il team di scienziati, può permettere di risparmiare fino al 60% dell’imballo tradizionale della pasta.










