
Lo sappiamo, il mondo ci prende da sempre un po’ in giro, abbinando in modo facile e frettoloso l’italianità con la pasta. Uno stereotipo a cui spesso se ne associano altri meno gentili, come la mafia e i mandolini, manco da queste parti fossimo tutti musicisti & delinquenti. Ma tant’è, fa parte del gioco e come tale va preso.
Eppure, l’ironia dell’italiano mangiaspaghetti si arrende quando il mondo intero si siede a tavola, e lasciando da parte le schifezze della gastronomia di casa, si concede un sano e abbondante piatto di pasta. In quel momento, vivaddio, non c’è più per nessuno, e la cucina che batte bandiera Tricolore vince a mani basse, senza neanche bisogno di particolari sforzi. È così ovunque, e ovunque nel mondo il 25 ottobre di ogni anno si celebra il World Pasta Day, la giornata mondiale della pasta.
Osannata da medici e nutrizionisti sostenitori della dieta mediterranea, da secoli in lotta con la Cina che ne pretende la primogenitura, la pasta ha attraversato i millenni superando anche anatemi culturali come quello del filosofo Arthur Schopenhauer, che dall’alto della sua genialità definiva la pasta “un alimento che causa malattie mentali”. A parte quella da cui probabilmente era affetto egli stesso, la strampalata teoria è morta così com’era nata. Ma anche in casa nostra, i problemi non sono mancati: la nobiltà, sempre un po’ schizzinosa, si è lasciata andare ai piaceri della pasta solo dopo l’idea di Gennaro Spadaccini, ciambellano alla corte del Regno di Napoli e padre della forchetta a quattro rebbi che finalmente sostituì quella a due, decisamente più scomoda quando è ora di arrotolare gli spaghetti. E altri problemi era arrivati durante il ventennio fascista, quando il padre del “futurismo” Filippo Tommaso Marinetti – appoggiato da Mussolini - accusa pubblicamente la pasta di uccidere l’animo virile e guerriero degli italiani. Pare che la pernacchia partita dall’isola di Lampedusa e capace di attraversare l’Italia per intero giungendo fino al punto più a nord, le montagne delle Alpi Aurine, in Trentino, si sia sentita per giorni.
Oggi, secondo un recente sondaggio di TheFork, la pasta è considerata il piatto più perfetto che ci sia, e ormai per buona parte del pianeta è quasi impossibile accettare l’idea di un menù che non ne contempli almeno un piatto. I 350 diversi formati che circolano nel mondo, a volte costretti ad accogliere condimenti che gli italiani non assaggerebbero neanche sotto minaccia di tortura, dimostrano soltanto che la pasta è un concetto talmente duttile da prestarsi a esperimenti e abbinamenti perfino sconcertanti.
Restando in queste zone, dove l’immenso patrimonio di ricette regionali fa il resto, la ricerca di TheFork ha tentato di stabilire anche quale sia la ricetta preferita. Al primo posto a pari merito se la giocano la pasta ripiena e la pasta al pesto (16%), seguite dalla carbonara (11%) e da condimenti a base di verdure (10,7%). Non mancano ovviamente le menzioni particolari come la pasta mantecata con formaggio, zucca e speck, quella al sugo di astice o le tagliatelle con scorza di limone e prosciutto crudo.
Secondo dati diffusi da Unione Italiana Food in occasione del World Pasta Day, ogni anno se ne producono 14,3 milioni di tonnellate, con un incremento che negli ultimi 18 anni ha raggiunto il +57%. A rafforzare i numeri è il 98% degli italiani che secondo la media consuma 23,1 kg di pasta all’anno. Di questi, almeno 6 italiani su 10, con un picco al centro-sud, la portano in tavola tutti i giorni. E alla faccia dell’ironia, la pasta made in Italy rappresenta la prima scelta anche per il 72% delle famiglie inglesi, il 68% di quelle francesi, il 54% delle tedesche e il 48% degli americani. Da qui, una richiesta diretta al mondo intero diventa d’obbligo: o la smettete di ironizzare, oppure la smettete di mangiare pasta. Please.















