FOOD – Cappuccino, arriva la ricetta certificata

Non nasce in Italia, ma è comunque uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. Il Cappuccino deve il suo nome alla somiglianza con il color marrone del saio dei frati minori cappuccini. Le sue origini, sono strettamente correlate alla diffusione dello stesso caffè in Europa e, in particolare, nell'Impero austriaco del XVII-XVIII secolo. Una leggenda molto diffusa lega il suo nome alla vicenda di un frate cappuccino, tal padre Marco d’Aviano, un presbitero friulano inviato nel settembre 1683 da papa Innocenzo XI a Vienna, con l’obiettivo di convincere le potenze europee a una coalizione contro gli Ottomani musulmani che la stavano assediando. Il frate, in una caffetteria viennese, avrebbe “corretto” per la prima volta il gusto troppo forte del caffè con del latte, e la nuova bevanda sarebbe stata soprannominata “kapuziner”.

Secondo l’Istituto Espresso Italiano, di cui fanno parte 37 aziende aderenti con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro, alla base del cappuccino ci deve sempre essere un espresso di qualità. Il Cappuccino deve presentarsi con un colore bianco, ornato da bordo marrone più o meno spesso nel cappuccino classico, o con disegni che vanno dal marrone al nocciola nel cappuccino decorato. La crema ha maglie strette con occhiatura molto fine o assente, l’aroma è intenso.

Il latte fresco intero vaccino è quello prediletto dai baristi, ma c’è anche la variante del “parzialmente scremato”, mentre tra le nuove tendenze ci sono quelli di origine vegetale, come la soia, o il cocco, già più utilizzati all’estero ma in crescita anche in Italia. Quello del latte è uno degli elementi fondamentali, non solo per la riuscita sensoriale della tazza, ma anche per eventuali intolleranze al lattosio. “I principi nutrizionali sono quelli apportati dai due componenti di base: l’espresso e il latte, quindi polifenoli, proteine, grassi, zuccheri, acidi, sali minerali, alcaloidi e via discorrendo – spiega Luigi Odello, presidente del comitato sciewntifico IEI – dunque, per chi non ha intolleranze specifiche, non può fare altro che bene. Il problema può nascere dalla qualità delle materie prime impiegate e dall’esecuzione”. Per quanto riguarda il caffè, eccessi di composti fenolici rilevabili in prodotti a basso prezzo possono renderlo meno digeribile.

Uno dei fenomeni che negli ultimi anni hanno reso ancora più “appetibile” il cappuccino è quello della Latte Art, l’arte di decorare con dei pattern la crema del cappuccino, per esempio partendo da figure come cuore, tulip e rosetta. “Nella nostra esperienza la Latte Art ha dimostrato come in un semplice bar di quartiere si possano attirare tanti appassionati che finalmente prestano attenzione al tema della qualità del cappuccino – spiega la campionessa mondiale di Latte Art, Manuela Fensore – non solo, ma è un modo per ispirare tanti giovani che grazie a questa disciplina si formano e magari aprono dei locali propri, o vanno a lavorare in bar di tendenza”.