EVENTI - Il fascino profondo del Titanic

Centodieci anni fa, il 15 aprile 1912, l’oceano inghiottiva per sempre il “Titanic, il transatlantico dei record, lungo 269 metri e largo 28, salpato per la prima e unica volta dal porto di Southampton con 885 uomini di equipaggio e 1.316 passeggeri: 325 in prima classe, 285 in seconda e 706 in terza. Un viaggio durato soltanto quattro giorni, sufficienti per raggiungere l’appuntamento con il destino: un enorme iceberg che, mentre le orchestre riempivano l’aria fredda di quella notte di aprile, apriva uno squarcio fatale sulla fiancata della nave. Il resto è storia: due ore e 40 minuti dopo, il Titanic affondava a 750 km dalle coste di Terranova, portandosi sul fondo dell’oceano 1.518 persone.

Ma da allora, sull’immensa tragedia del transatlantico costruito nei cantieri irlandesi e fiore all’occhiello dell’inglese “White Star Line”, l’interesse non si è mai spento. Complice il celebre kolossal, girato da James Cameron nel 1997, in cui il disastro fa da sfondo alla storia d’amore fra Jack e Rose, ma anche l’idea che il relitto, placidamente adagiato a quattro km di profondità, rappresenti il posto dove riposa così tanta gente, più o meno ricca e potente ma livellata in un finale unico e tragico su cui si è favoleggiato tanto: l’orchestra che ha suonato fino alla fine, i tesori costuditi nelle casseforti di bordo, il comandante che si è chiuso nella sua cabina per morire insieme alla nave, donne e bambini imbarcati costretti a lasciare gli uomini sui ponti, in un estremo gesto di cavalleria che significava morire da gentleman.

La storia del Titanic inizia in un palazzo di Londra nel 1907. Una notte d’estate, Lord William James Pirrie (presidente dei cantieri navali Harland and Wolff) e J. Bruce Ismay (direttore della compagnia di navigazione White Star Line) progettano la costruzione di tre delle più grandi e magnifiche navi del mondo: l'Olympic, il Titanic e il Gigantic, che dopo la tragedia sarebbe diventato il Britannic.

Il lusso e la grandiosità dei transatlantici di Ismay e Pirrie non avevano eguali: gli interni potevano competere con i migliori hotel e ristoranti del mondo, e sistemi di sicurezza come le porte stagne, valevano l’aggettivo di “inaffondabili”.

E proprio a Londra, nel Dock 10 di Canada Water, per celebrare i 110 anni della tragedia navale più celebre della storia, ha aperto i battenti “Titanic – The Exhibition”, una mostra che oltre ad esporre manufatti originali riportati in superficie dal fondo dell’oceano che già avevano girato il mondo qualche anno fa, ha scelto di concentrarsi più sul lato umano del disastro, sugli ultimi minuti a bordo del transatlantico diventato anche una lezione indimenticabile all’egocentrismo del genere umano. Fra i curatori e consulenti della mostra anche Claes-Göran Wetterholm, una delle maggiori autorità mondiali sulla storia del Titanic. Un etnologo, storico e ricercatore che ha dedicato più di 40 anni a studiare della storia del transatlantico, partecipando a quattro spedizioni al relitto.

All’ingresso, una parete di ghiaccio su cui i visitatori sono invitati a posare la mano, per provare le stesse sensazioni dei naufraghi caduti in acqua nei loro ultimi minuti di vita, quelli concessi da una temperatura vicina allo 0 che non avrebbe lasciato scampo a nessuno.

La mostra ha un valore pressoché unico: espone 280 reperti riportati in superficie, ricostruisce fedelmente alcuni ambienti e cabine del transatlantico e rende omaggio alle storie di chi era a bordo quella notte. Ci sono piatti, boccette di profumo, pettini, banconote, candelabri, valigie e abiti, miracolosamente sopravvissuti al tempo e al mare perché chiusi con cura all’interno di valigie e armadi risparmiati dagli organismi marini. E ancora lettere, fotografie, ricordi e installazioni audio in cui ascoltare le voci dei sopravvissuti.

Dopo ritardi dovuti alle intemperie e alle soste per rifornirsi di provviste, il Titanic era salpato il 10 aprile 1912: attracca prima a Cherbourg, in Francia, poi a Queenstown, in Irlanda, dove raccoglie altri passeggeri prima di puntare verso New York. I primi tre giorni trascorrono sereni, ma alla mezzanotte del 14 aprile la nave incrocia il suo primo e ultimo pericolo: un enorme iceberg. Il primo ufficiale William Murdoc ordina all’equipaggio di virare nell’estremo tentativo di rallentare la nave, ma non basta. È storia.

Sul relitto, individuato per la prima volta il 1° settembre 1985 da Robert Ballard, si è scatenata una battaglia legale. Nel 1994, i diritti di proprietà e recupero sono stati assegnati alla RMS Titanic Inc., che però è riuscita soltanto nel 2006 ad ottenere un compenso per il salvataggio dei reperti, in base alle leggi marittime. Finora sono state organizzate otto spedizioni di ricerca e recupero, che oltre a 5.500 oggetti hanno dato una certezza: il relitto del Titanic non tornerà mai più in superficie. Centodieci anni a 3810 metri di profondità hanno reso la struttura fragilissima, e il più probabile destino è di ridursi lentamente in polvere. La mostra è idealmente dedicata a Elizabeth Gladys “Millvina” Dean, l’ultima sopravvissuta del Titanic. Aveva solo 71 giorni quando trovò posto con la mamma su una scialuppa, e il 31 maggio 2009 ha raggiunto i suoi compagni di viaggio.