
È l’ultima occasione per partecipare all’edizione 2022 di Archivissima, l’unico festival dedicato alla promozione e alla valorizzazione dei patrimoni archivistici, in programma a Torino dal 9 - Giornata internazionale degli archivi - al 12 giugno 2022.
Tornata a svolgersi in presenza, con l’eccezione della Notte degli Archivi di venerdì 10 in forma ibrida, Archivissima ha allargato la sua presenza a Torino aggiungendo alla location storica – il Polo del ‘900 – il Teatro Gobetti e la neo inaugurata sede torinese delle Gallerie d’Italia di Piazza San Carlo 156).
“Siamo partiti nel 2016 aprendo le porte di alcuni archivi di Torino, la nostra città. L’avvento della pandemia ha avuto per noi un effetto collaterale interessante: ripensare il Festival e La Notte degli Archivi in digitale. Abbiamo proposto agli archivi di produrre un video o di realizzare un podcast coinvolgendo centinaia di archivi da tutte le regioni italiane, e decine di migliaia di persone come pubblico del festival. Per il 2022 la speranza è di poter recuperare l’atmosfera delle prime edizioni, con le strade piene di gente che passa da un archivio all’altro nel corso di una serata magica” commenta Andrea Montorio, fondatore del festival.
Il tema 2022 è, inevitabilmente un termine ricorrente di questi anni: #change. Di cambiamenti, epocali o infinitesimali, è segnata tutta la storia dell'umanità: molti hanno impresso nuovo corso alla vita umana come le grandi scoperte scientifiche, le rivoluzioni economiche, sociali o culturali, la conquista dei diritti o dello spazio. Altri hanno segnato involuzioni, arretramenti, sconfitte come invasioni, guerre, segregazioni, stragi, contaminazioni ambientali, pandemie...
L’appuntamento clou del festival due giorni fa, venerdì 10 giugno, con la Notte degli Archivi: 400 partecipanti, 150 eventi gratuiti e 19 regioni rappresentate a cui si è aggiunta la partecipazione di alcuni archivi d’oltre confine come l’ArchivesPortalEurope, l’aggregatore degli archivi europei, il Sciascia Archive Project di Toronto, nonché l’Archivio Benkirane di Casablanca e il Museo della Polizia federale Argentina di Buenos Aires. Fra i partecipanti Archivi di Stato, archivi religiosi, artistici e culturali ma anche archivi delle maggiori aziende italiane, in particolare della moda, del food e della finanza.
Domenica 12, ultimo giorno, si inizia alle 11 dalle Galleria d’Italia con “Nascita di una nazione: Topolino e Paperino, un archivio collettivo per un Paese intero. Valentina De Poli presenta “Un’educazione paperopolese. Dizionario sentimentale della nostra infanzia”. Dialoga con lei Matteo Scandolin.
Da novant’anni gli albi a fumetti di Topolino sono parte integrante dell’immaginario di milioni di italiani. Valentina De Poli, che della rivista è stata prima assidua lettrice per poi diventarne redattrice e infine direttrice, ci racconta la sua lunga storia d’amore con il mondo dei Paperi e dei Topi. Un’educazione paperopolese è il diario personale e collettivo del sogno a colori di un paese intero. Un’opera sulla nostra infanzia e i suoi eroi, e su come ci hanno fatto diventare quelli che siamo oggi: un ritratto unico delle piume e delle code che, sotto a giacche eleganti, tailleur e cravatte, portiamo ancora oggi tutti i giorni con noi.
Alle 16, sempre presso le Galleria d’Italia, “Un romantico in archivio”, Bruno Gambarotta presenta “L’albero delle teste perdute”.
Carlo Maria, venticinquenne aspirante archivista appassionato di genealogie, viene ingaggiato da una famiglia di setaioli per tentare di stabilirne la discendenza nobiliare. Ma quello che scopre non è un antenato nobile, bensì una parentela in linea diretta con l’ultimo boia di Torino, che durante l’era napoleonica giustiziò oltre cinquecento condannati a morte. Se non è proprio un aristocratico, il progenitore però può diventare un’interessante operazione di marketing.
Alle 17:00, Gallerie d’Italia, l’incontro “Anche la natura ha i suoi archivi”: Anne Sverdrup-Thygeson presenta “Nelle mani della natura”. Dialoga con lei Ludovica Lugli de “il Post”
Se si prende la metropolitana di Oslo, si scende al capolinea di Sognsvann e si guarda verso est, in mezzo ai pini sarà facile scorgere un edificio bianco. È l’Archivio Nazionale. I suoi quattro piani di sotterranei sono a prova di bomba, e al loro interno è documentata la storia norvegese. C’è il testamento di Edvard Munch e ci sono le mappe colorate del 1769, che rappresentano le strade maestre lungo il fiume Vorma, con tanto di annotazioni a inchiostro, in un elaborato corsivo. Ci sono libri, documenti, microfilm, più di sei milioni di fotografie e circa centomila carte geografiche e disegni. Tutto questo materiale ci dà un’immagine precisa dei mutamenti avvenuti, e delle loro cause. Anche la natura però ha i suoi archivi. Solo che hanno ben altre sui mutamenti climatici delle ultime decine di migliaia di anni.
Alle 18:00, alle Galleria d’Italia Archivio Magazine 1973: due letture del reale. Presentazione del nuovo numero di Archivio Magazine con Valerio Millefoglie e Fausto Paravidino.
Il drammaturgo, attore e regista teatrale Fausto Paravidino e Valerio Millefoglie, scrittore e direttore di “Archivio Magazine”, leggeranno rispettivamente il racconto di fiction archivistica “Un aprile” e il reportage sui fatti del colera del ‘73 a Napoli “La città sotto la città” entrambi contenuti sul nuovo numero di “Archivio Magazine”.
Alle 19.00, Gallerie d’Italia, “Siamo fatti della stessa sostanza degli oggetti”, lectio di Chiara Alessi. Una storia di “cose”. Di chi le ha fatte. Di chi le ha usate. Una storia di tutti noi.
“Le cose sono concentrati di racconti, memorie, odori, affetti, transizioni, ricordi. Quando perdiamo un oggetto, perdiamo proprio un pezzo di passato. Ci dicono che gli oggetti parlano, che basta metterli su un piedistallo e quelli ti raccontano chi sono”. Chiara Alessi ha provato a tirarli giù e farci due chiacchier: prima su Twitter, nei mesi di lockdown. Giorno dopo giorno, per 90 giorni, ha costruito un archivio virtuale raccontando in due minuti e venti gli oggetti della storia del Novecento italiano: oggetti anonimi o firmati, invenzioni e fallimenti, oggetti grandi come un autogrill o piccoli come le graffette di una spillatrice; oggetti su cui sedersi, da guidare, con cui scrivere, da mettersi addosso o da mangiare”.
Per chiudere alle 21:00, sempre alle Gallerie d’Italia, Paolo Rumiz presenta Canto per Europa. Dialoga con lui Marco Zatterin.
Paolo Rumiz scrive un poema che unisce tramite il verso endecasillabo e il Mediterraneo di oggi: quello dei naufragi, delle guerre, del riscaldamento globale, al racconto mitologico. Una storia che richiama la fondazione del nostro continente, interrogandosi al tempo stesso sulle sue origini, sui suoi valori, sui suoi strappi e sulle sue lacerazioni. Si entra nella cassetta degli attrezzi della scrittura, per capire come si lavora a un’opera di questo tipo.
Sul sito di Archivissima, si potranno seguire gli eventi in diretta e fruire i contenuti digitali realizzati dai partecipanti.










