COVID-19 - Presto i Labrador fiuteranno il virus

Senza timore di smentite, il Labrador non è solo una delle razze di cani più amate da grandi piccini, ma anche uno dei più socievoli, docili, tranquilli e fotogenici, perché no. Doti che lo rendono il cane ideale per le famiglie, ma non solo: i Labrador sono eccellenti nuotatori e hanno un carattere particolarmente predisposto all’apprendimento da renderli cani adatti a svolgere svariate attività delicate come l’assistenza ai non vedenti, il soccorso, la ricerca delle persone scomparse.

Anche nel tragico momento della pandemia, il Labrador sta iniziando a fare la propria parte. A Philadelphia, capitale della Pennsylvania, l’università locale ha fatto partire da poco un test per capire se il loro olfatto, decisamente sviluppato grazie alla presenza dei 300 milioni di recettori dell’apparato olfattivo, sia in grado di captare la presenza del virus nelle persone. Al momento si tratta solo di un’intuizione, partita dalla certezza che alcune razze di cani sembrano in grado di fiutare il cancro, la malaria e diversi batteri infestanti che colpiscono le piante.

“I virus sviluppano un odore preciso che l’essere umano non percepisce - ha spiegato Cynthia Otto, direttrice del Working Dog Center della Penn’s School of Veterinary - non sappiamo ancora se gli otto esemplari di Labrador sottoposti al test saranno in grado di percepirlo, ma lo scopriremo presto”. La prima fase del test consiste nell’abituare i cani a ricevere un premio quando individuano un odore: quello successivo sarà far annusare campioni di pazienti sia positivi che negativi, studiando le reazioni degli animali. Ma il passaggio a cui il team spera di arrivare, il più complicato, è quello di individuare il virus in pazienti totalmente asintomatici.

Se la fase di test sarà superata, come sperano in molti, la primissima squadra di Labrador sarà utilizzata entro la prossima estate negli aeroporti, nelle stazioni e negli ospedali.

Ma gli scienziati di Philadelphia non sono i soli ad aver avuto l’intuizione: anche un laboratorio della facoltà di Scienza e Medicina Tropicale di Londra ha avvitato lo stesso tipo di sperimentazione.