
È una coincidenza che nemmeno i più infallibili sceneggiatori avevano mai preso in considerazione: Hollywood si ferma causa pandemia, ed è la seconda volta nella sua storia. La prima? Durante la “spagnola”, la disastrosa pandemia che fra il 1918 e i due anni successivi avrebbe sterminato 50 milioni di persone in tutto il mondo. Certo, allora era diverso: la Prima guerra mondiale volgeva alla fine e il cinema muto era agli albori, ma il Los Angeles Times stimava la perdita per la neonata industria del cinema in un milione di dollari a settimana, più o meno 17 milioni di oggi.
A cambiare, nella pandemia anno di grazia 2020, è il ruolo delle star, gente che malgrado possa contare su camionate di denaro sa bene che non esiste luogo al mondo, per quanto possano permettersi di spendere, in grado di garantire immunità dal virus che viaggia e colpisce ovunque. Il caso di Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson, fra i primi ad essere colpiti, è emblematico e ha spiegato a tutta la categoria che per rischiare basta essere vivi e al mondo.
Oggi gli attori sono diversi, i social e il web li hanno resi più umani e meno esseri ancestrali, e loro stessi si sentono in obbligo di restituire almeno in parte ciò che hanno avuto. Anzi, oggi il problema è come inventarsi qualcosa che non sia la semplice donazione di denaro, perché quella son bravi tutti, e serve un’idea che faccia colpo.
Sean Penn, ad esempio, qualche giorno fa attraverso la sua fondazione “CORE” (Community Organized Relief Effort), ha raggiunto un accordo con il municipio di Los Angeles per aprire un centro dove effettuare test del coronavirus nella zona est della città, una delle più povere, abitata da latinoamericani che difficilmente possono contare su assicurazioni e carte di credito. Va detto: L’attore non è nuovo a gesti di solidarietà assai concreti. Lo scorso anno è sceso in aiuto delle popolazioni delle Bahamas dopo i disastri dell’uragano Dorian e ancora prima, nel 2012, lo stesso aveva fatto per Haiti dopo lo spaventoso terremoto.
Anche l’eterea Angelina Jolie ha scelto di mettere mano al portafogli, donando un milione di dollari alla “No Kid Hungry” per sfamare i bambini che prima della chiusura delle scuole potevano almeno contare sulla mensa scolastica. Secondo i calcoli indicati dall’attrice in una nota ufficiale, in America sarebbero ben 22 milioni i bimbi che si affidano al sostegno alimentare scolastico, in questo momento rimasti in balia di fame e cure. Ma non è l’unico intervento benefico di Angelina, che attraverso la “Maddox Jolie Pitt Foundation” (fondazione che prende il nome dal figlio adottato in Cambogia), ha inviato aiuti alle scuole in Afghanistan, Cambogia, Kenya e Namibia.
Anche Rihanna ha fatto la sua parte, donando 5 milioni di dollari attraverso la sua fondazione, la “Clara Lionel Foundation” (dedicata alla nonna), per finanziare progetti destinati a difendere dal coronavirus alcune delle zone più povere dell’Africa.
Un milione di dollari è quanto la coppia Blake Lively e Ryan Reynolds, ha messo a disposizione della “Feeding America” e la “Food Baks” canadese, due organizzazioni che si occupano di consegnare pasti a domicilio a chi non ha nulla. Un milione di dollaroni anche da Arnold Schwarzenegger, destinati all’acquisto di materiale sanitario per medici e infermieri, e appena 29mila dollari quelli che Justin Bieber ha donato alla fondazione di beneficienza “Chunmiao” di Pechino, mentre ottime intenzioni (ma niente soldi) da Jimmy Fallon, il conduttore del seguitissimo “The Tonight Show”, che ha caldamente invitato i suoi 17 milioni di follower a fare una donazione. Un caso a parte è rappresentato da Ariana Grande: per essere d’aiuto ai fan che versano in difficoltà, la popstar ha deciso di inviare denaro, pagare bollette e acquistare generi alimentari.















