
CANAVESE - Oggi è il giorno dell'ultimo saluto alla leggenda del calcio brasiliano e mondiale, Pelè. Il campionissimo sudamericano è scomparso a 82 anni dopo aver lottato come un leone contro il cancro. Migliaia di persone hanno partecipato al lungo addio al numero 10 verdeoro. Il corteo funebre si è svolto, per le strade di Santos, la città dello Stato di San Paolo per il cui club ha giocato O’Rei. Dopo la processione, l'ex calciatore è stato sepolto nel cimitero memoriale della necropoli ecumenica di Santos.
La storia Pelè ha un piccolo capitolo legato, in qualche modo, anche al Canavese e ad uno dei suoi storici allenatori. Si tratta del 66enne Vito Scardino, nato a Torino e cresciuto nelle giovanili della Juventus ed approdato nelle fila del Barletta fino alla serie C. Nella sua carriera di giocatore ha vestito anche la prestigiosa casacca dell’Ivrea, mentre in panchina ha guidato Brandizzo e Rivarolese.
Ma è da ragazzino talentuoso con indosso la maglia bianconera della «Vecchia Signora» che ha incontrato Pelè. Era il 26 giugno del 1963, quando allo stadio Comunale di Torino prima dell’amichevole tra la Juventus e il Santos, il giovane Vito rubò l’occhio di O’Rei grazie all’abilità nei palleggi. Il baby Scardino aveva cinque anni ed era la mascotte della Juventus. Era capace di fare anche 1500 palleggi di fila senza mai far cadere il pallone. Una dote naturale che incantò e stupì il fuoriclasse del Brasile. Pelè, prima del match, si avvicinò al piccolo Vito, gli fece i complimenti per la sua capacità nel palleggio e, come testimoniano le foto in bianco e nero, postate dai familiari di Scardino sui social, gli strinse la mano. Un incontro indimenticabile e unico per Vito, che ancora oggi ricorda con affetto quello straordinario momento colpito dalla grande bontà e umanità del campione brasiliano. (Foto tratte dal gruppo Facebook Falchera)













