RIVAROLO - «Gli animali non provocano danni». Comune condannato dal Tar
La stalla, anche se non autorizzata, non può essere rimossa se il Comune «ha dimenticato» di adottare il regolamento d’igiene della Regione. Il Tar del Piemonte, dopo otto anni, ha condannato il Comune di Rivarolo a 2000 euro di spese legali e ha annullato l’ordinanza dell’otto novembre 2006 con la quale il sindaco disponeva lo sgombero e la chiusura di una mini stalla in via Matteotti 10. Stalla che, allora, ospitava venti conigli, un pony, tre cavalli, cinque capre e un maiale. Animali che, secondo l’amministrazione, arrecavano danni e disturbo ai vicini di casa. 
 
«L’ordinanza è viziata da difetto di motivazione – scrivono i giudici del Tar - negli atti dell’azienda sanitaria locale non si attesta in alcun modo un grave pericolo per l’incolumità pubblica». Alcune norme violate, tra l’altro, sono risalenti alla fine dell’ottocento, superate dal fatto che il Comune «non ha mai recepito il regolamento d’igiene approvato dalla Regione». 
 
Secondo i giudici «la misura adottata dal sindaco, consistente nell’immediato allontanamento di tutti gli animali, risulterebbe oggettivamente sproporzionata. Le eventuali condizioni di nocività per l’ambiente circostante, dovute non soltanto alla presenza degli animali ma anche alle concrete modalità di conduzione della stalla e di smaltimento del letame, avrebbero potuto essere fronteggiate mediante, ad esempio, l’ordine di ridurre il numero dei capi di bestiame oppure mediante altre e più appropriate prescrizioni, come peraltro suggerito proprio dai funzionari dell’azienda sanitaria locale nelle relazioni di accertamento, anziché ricorrendo alla più drastica decisione di sgombero immediato».
 
«Resta salvo - aggiunge il tribunale - il potere del Comune di Rivarolo Canavese di vigilare sulla salubrità dei luoghi, avvalendosi dell’ausilio della competente azienda sanitaria locale, al fine di adottare tutte le misure (differenti dallo sgombero della stalla e dei cortili) eventualmente necessarie a ridurre gli inconvenienti igienico-sanitari per la cittadinanza».