SPARONE - L'allarme del sindacato sul futuro dei lavoratori Ims
A un anno dai primi scioperi e dal conseguente salvataggio in extremis dell’ex «Ims» di Sparone, nuove nubi sembrano addensarsi sul futuro dello stabilimento oggi «Mtd», una delle aziende più grandi ancora attive in valle Orco, con più di 210 dipendenti. «La situazione si fa più delicata di giorno in giorno – dice Fabrizio Bellino, responsabile della Fiom del Canavese – non c’è ancora un piano industriale credibile per lo stabilimento di Sparone e, soprattutto, stiamo assistendo a un continuo trasferimento di personale». Il riferimento va ai 28 già andati in mobilità nel corso dell’estate e ai 22 ai quali l’azienda avrebbe chiesto, la scorsa settimana, di trasferirsi nello stabilimento gemello di Druento. 
 
«Sono circa cinquanta lavoratori in meno nel giro di poche settimane – dice Bellino – e già si vocifera di un prossimo ricorso a un’altra procedura di mobilità. Abbiamo qualche sospetto di troppo sulle intenzioni della proprietà». La società umbra «Mtd», che fa parte del «Gruppo Tiberina», ha acquisito in affitto l’unità produttiva di Sparone. Al momento l’azienda, che opera nell’automotive, vede tra i clienti principali Maserati e Iveco. «Clienti che, però, l’azienda potrebbe smistare su altri stabilimenti», dicono ancora dalla Fiom. Da qui la richiesta di un incontro urgente per sollecitare la presentazione del piano industriale.
 
Il sindacato, nei prossimi giorni, cercherà di coinvolgere gli enti locali per fare «squadra» sul territorio. «Abbiamo già interpellato alcuni sindaci della zona – spiega Bellino – e chiederemo anche il supporto della Regione. Si tratta di difendere una realtà che ha mercato e può funzionare senza grossi affanni». Una realtà, come detto, tra le più rilevanti della zona: «I dipendenti sono tutti residenti nell’alto Canavese, da Cuorgnè in su. E’ chiaro che se ci fossero ripercussioni sulla forza lavoro di questo stabilimento, sarebbe un vero e proprio dramma per tutta questa zona che, purtroppo, ha già pagato un prezzo altissimo a causa della crisi».
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