
Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle, preferirebbe non dover convivere con i profughi a Settimo Vittone, nel cuore del Canavese. Casaleggio, infatti, da diversi anni abita alla periferia di Settimo Vittone e non ha preso con favore le voci che vedrebbero in arrivo un gruppo di migranti. Il problema sarebbe legato proprio all'edificio che dovrebbe ospitare i profughi. Per ribadire la sua volontà, Casaleggio ha fatto scrivere al suo avvocato, Alessandro Orsenigo, una lettera indirizzata al sindaco di Settimo Vittone, all'Asl To4 di Ivrea, alla Regione Piemonte e alla Prefettura di Torino. Sempre ammesso che la prefettura stia davvero pensando di inviare dei migranti nel piccolo centro tra Ivrea e la Valle d'Aosta...
«Da informazioni allo stesso pervenute (il Casaleggio ndr) - scrive l'avvocato - parrebbe che sia in corso di perfezionamento un accordo tra gli enti pubblici e la proprietà della struttura alberghiera di Settimo Vittone, località Caney, al fine di adibire la medesima a residenza temporanea per soggetti disagiati rientranti nella categoria di migranti extracomunitari provenienti dal nord Africa, nel quadro di distribuzione di tali soggetti sull'intero territorio nazionale.
Premesso che il nostro cliente non ha nulla da obbiettare a che la comunità locale di Settimo Vittone si faccia carico nei limiti delle proprie possibilità e capacità di tale emergenza sociale, nonostante l'impatto che la stessa certamente produrrà, mi ha incaricato di evidenziarvi come la struttura ove sembrerebbe che debbano essere accolti i suddetti migranti, sia in realtà un immobile dimesso e fatiscente, privo dei benchè minimi requisiti igienico sanitari e che di alberghiero ha oramai solo la denominazione e sulla carta la destinazione d'uso.
In considerazione di quanto sopra e del senso di umanità che debba comunque caratterizzare la gestione dell'attuale emergenza, invitiamo ciascuno dei destinatari a disporre i necessari controlli igienico sanitari oltre che amministrativi al fine di accertare e verificare che il suddetto immobile sia dotato dei requisiti minimi per l'accoglienza umanitaria di cui trattasi. E ciò a maggior ragione se si consideri altresì come l'utilizzo della struttura comporterà un costo economico per la collettività».








