RIVAROLO - Articolo anti-gay: dalla Regione una lettera per il parroco don Raffaele
Non si placano le polemiche sull'articolo anti-gay comparso sul bollettino parrocchiale di Rivarolo Canavese. Come promesso, l'assessore regionale Monica Cerutti ha scritto una lunga lettera al parroco rivarolese, don Raffaele Roffino. Con l'auspicio, aggiungiamo, che venga pubblicata sul prossimo bollettino, dal momento che l'articolo della professoressa Zaccanti, secondo il parroco, avrebbe dovuto suscitare dibattito e dialogo sul tema. «Esistono le credenze, le convinzioni e le ideologie individuali - scrive l'assessore regionale - ciascuno ha il diritto di adeguare ad esse la propria vita e di manifestarle liberamente nella sfera pubblica, almeno finché non ledono la dignità altrui. E poi esistono i fatti e le leggi. Le istituzioni pubbliche hanno il dovere di conformarsi ai primi e di applicare le seconde».
 
Nel mirino della Cerutti, oltre alle storie sugli "ormoni somministrati ai bambini nelle scuole", anche l'accostamento "pericoloso" con la pedofilia. «Vale la pena di sottolineare che, secondo i dati rilevati nel 2012 dalla linea telefonica 114 “Emergenza Infanzia”, gestita da Telefono Azzurro, nella maggior parte dei casi gli abusi sessuali sono commessi da persone appartenenti al nucleo familiare del minore: padre, madre, altri parenti, nonni. Solo il 15% circa riguarda soggetti estranei».
 
«A proposito di violenza omofobica e transfobica, precisiamo che il cosiddetto ddl Scalfarotto (S.1052), approvato dalla Camera dei deputati nel settembre 2013 e attualmente in discussione al Senato, non proibisce in alcun modo la libera espressione delle opinioni riguardanti il diritto di famiglia o la morale sessuale, ma soltanto l’istigazione alla violenza e alla discriminazione basate sull’omofobia e la transfobia». 
 
«Nella storia umana ogni progresso sociale e civile è stato accompagnato da forti resistenze e, spesso, da paure ingiustificate e irrazionali - aggiunge l'assessore Cerutti - non solo invitiamo tutte e tutti, soprattutto chi ha un ruolo educativo e pubblico, ad adottare un atteggiamento e un linguaggio rispettosi della dignità di ogni persona. Ma incoraggiamo chiunque sia vittima o testimone di una discriminazione a contattare l’UNAR al Numero Verde 800 90 10 10 o attraverso il sito www.unar.it».
 
Il testo completo della lettera nella fotogallery qui sotto.