
LEINI - Consiglio comunale di fuoco quello di giovedì sera a Leini. C'era da aspettarselo visto le premesse dei giorni scorsi, quando le opposizioni avevano chiesto di rinviare la seduta per via dell’emergenza sanitaria in corso. La maggioranza, incurante, confermava la convocazione, attirandosi le ire dei gruppi consiliari «Uniti per Leini» e «Progetto Leini», che la tacciavano di superficialità, testardaggine, mancanza di responsabilità e cinismo politico.
In apertura della seduta la Presidente Elisa Chiabotto, ha esordito che il consiglio comunale poteva regolarmente svolgersi nonostante i divieti imposti dal decreto ministeriale; che i medici-consiglieri potessero dare indicazioni ai propri pazienti via telefono; che fosse necessario approvare il bilancio in modo da poter mettere in campo interventi, iniziative e investimenti anche se il termine ultimo per la sua approvazione fossero stati posticipati. Successivamente il sindaco Renato Pittalis ha rafforzato la tesi: «Abbiamo il dovere, come amministratori, di dare un segnale a tutti i cittadini che da noi si aspettano delle risposte e iniziative sia per attenuare gli effetti della situazione in atto, sia per costruire il dopo. Un dopo che, sebbene comprensibilmente ancora abbastanza lontano, sarà sufficientemente complicato da richiedere una programmazione fin da subito. Credo sia questo che i cittadini si aspettino e credo sia doveroso essere al nostro posto quando molti cittadini e soprattuto i dipendenti comunali, ogni giorno, fanno del loro meglio per continuare ad offrire il servizio pubblico ai cittadini».
PierLuigi Leone, consigliere di «Uniti per Leini», prima di lasciare l’aula, replica duramente, leggendo un documento in cui si contesta la regolarità della convocazione del consiglio comunale e chiede che tutti gli atti relativi siano trasmessi alla Procura della Repubblica affinché si valuti l’eventuale sussistenza di estremi di reato. «Presidente Chiabotto - attacca - il nostro gruppo ha ripetutamente evidenziato, con atti formali il possibile contrasto tra la convocazione di questo Consiglio, rientrante nella dicitura “riunione”, e i Decreti ministeriali. Nella sua risposta, trasmessa, via e-mail, alle ore 17.51 dell’11/03/2020, in “zona Cesarini”, lei ha girato intorno al problema, evitando accuratamente di citare la parola “riunione” quando una seduta del Consiglio comunale certamente lo è. Non solo, in questa assemblea, è evidente il contrasto tra la norma e la presenza fisica, di 3 medici e un agente di Polizia Municipale».
«Inoltre, il predisporre la sala consiliare per una seduta aperta al pubblico ed evidenziare poi che quest’ultimo comunque non potrà parteciparvi proprio alla luce di quelle disposizioni che lei, nei fatti, interpreta “cicero pro domo sua”, sembra quasi ironico. Forse sarebbe stato meglio ammettere che la maggioranza di cui lei è espressione “vuole” a tutti i costi che il Consiglio comunale si svolga, nonostante l’evidente contraddizione con la decisione che aveva portato al rinvio del 27 febbraio, senza neanche attendere la risposta del Prefetto di Torino, organo deputato a sovrintendere alla corretta applicazione del DPCM, risposta che avrebbe garantito tutti». (S.i.)








