Venerdì 21 ottobre si è svolto al teatro Giacosa di Ivrea un importante momento di confronto sul tema della pace con il segretario pontificio per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. Il ministro degli esteri del Papa approfitterà della tre giorni eporodiese anche per pregare sulla tomba del conterraneo beato Taddeo McCarthy e per inaugurare la nuova mensa della Caritas. Dopo i saluti del vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Cerrato e i ringraziamenti alle autorità civili e militari, il moderatore don Piero Agrano ha introdotto il tema della relazione: "Vincere l'indifferenza per costruire la pace".
Monsignor Gallagher ha iniziato la sua lectio magistralis parlando dell'attuale situazione internazionale. Ha ribadito che viviamo tempi pericolosi, come se stessimo per affrontare la tempesta perfetta di una crisi internazionale senza precedenti. Un livello di conflittualità allarmante: migrazioni, fame, istituzioni deboli e poca coesione sociale. Un crescente pessimismo domina i pensieri di tutti. Soprattutto in Europa si capisce che il sistema che ha permesso 70 anni di pace non è più invulnerabile. La Santa Sede sta dando il suo contributo alla pace in Europa e nel mondo, sia in merito ai conflitti aperti (Iraq, Libia e Siria) che per quelli congelati (come quello ucraino), le crisi economiche e sociali in Africa e in sud America, le ombre di escalation nucleare che si scorgono in Corea e in altri paesi.
L'analisi di uno dei più stretti collaboratori del Santo Padre è iniziata dal messaggio del Papa dello scorso gennaio: "Dio non è indifferente, non abbandona l'umanità". Occorrono comportamenti concreti pur nei diversi compiti e funzioni che a livello internazionale. La Santa Sede non può essere solo una voce critica della coscienza ma deve operare per la vera cooperazione tra i popoli. Ha ribadito monsignor Gallagher che ognuno deve dare il suo contributo al compimento del disegno della salvezza: questo è anche il compito del dicastero per i Rapporti con gli Stati da lui diretto. Il rispetto dei patti è il primo passo ma bisogna però anche lavorare per la riconciliazione tra i popoli e le comunità. Occorre far crescere il dialogo. La pace è un bene irrinunciabile, ovviamente nel rispetto della legalità internazionale.
Monsignor Gallagher ha poi introdotto l'aspetto personale, quello che in realtà ci tocca più da vicino. Ha spiegato infatti che per noi il problema è l'indifferenza, una specie di sonnifero dell'empatia. L'indifferenza chiama in causa tutti noi, nelle figure dei migranti o del disoccupati. L'indifferenza ci lascia vivere nel guscio che ci creiamo ma uccide la nostra umanità. Occorre rompere i nostri schermi. Il Papa ci invita ad alzare lo sguardo: anche noi possiamo essere portatori di pace. La relazione è terminata con l'individuazione di tre linee guida. La prima è l'amore per i poveri e l'attenzione alla nostra spiritualità. La seconda è lavorare per la pace e per i bene di tutti. La terza è costruire ponti con Dio e con gli uomini. Tutti, credenti e non, siamo invitati a questo cammino personale, sociale e globale. (Pr)








