INCIDENTI MORTALI SULLA 460 - Autovelox in arrivo: basteranno a fermare le stragi?
Un mazzo di fiori ogni duecento metri. Se c'è un segno tangibile di quanto l'ex statale 460 possa considerarsi una "strada della morte", sono proprio quei fiori, quelle lapidi, quelle fotografie lasciate sulla banchina a perenne ricordo di chi, su quella lingua d'asfalto, vi ha perso la vita. Solo di quest'anno, nel tratto Leini-Ceresole Reale, sono morte nove persone. Gli ultimi tre, domenica mattina. Due fidanzati di Rivarossa e un poliziotto di Feletto. Incidenti con dinamiche diverse, certo, ma pur sempre da bollettino di guerra. Purtroppo l'ex 460 è anche la strada principale per raggiungere il Canavese. Il traffico è in costante aumento e, con esso, aumentano anche i pericoli.
 
Lo sanno alla Città Metropolitana, l'ente che ha ereditato dalla Provincia di Torino la strada del Gran Paradiso. «I dati ci devono far riflettere - dice il vicesindaco Alberto Avetta - anche se, il 2015, è un anno particolare. Da dieci anni a questa parte, grazie alle opere realizzate dalla Provincia, gli incidenti mortali si sono ridotti del 50%, rientrando anche nei parametri sulla sicurezza imposti dall'unione europea». La Provincia, dal 2000, ha speso venti milioni di euro tra rotatorie e circonvallazioni. Ancora non basta.
 
«Quella strada è stata realizzata negli anni '70 per garantire uno scorrimento veloce del traffico - spiega Avetta che della Provincia è stato a lungo assessore alla viabilità - oggi le cose sono cambiate ed è chiaro che quel tipo di soluzione viaria non è più adeguata». Al netto della mancanza di risorse, che tronca sul nascere i sogni di allargamento della sede stradale o di installazione di uno spartitraffico centrale (vietato perchè non ci sono le misure minime di sicurezza), la Città metropolitana dovrà per forza intervenire. 
 
Ieri mattina c'è stato un summit con i dirigenti del settore per capire come e dove intervenire. «Non è semplice perchè le soluzioni ipotizzate per il tratto Leini-Lombardore non sono valide tra Locana e Ceresole, dove l'ex statale attraversa i paesi ed è molto diversa» ammette Avetta. Per il tratto Leini-Lombardore si pensa agli autovelox fissi, modello tutor, di quelli già presenti in alcune autostrade. «Potremmo provare un maggiore controllo della velocità dei veicoli in transito - conferma il vicesindaco metropolitano - può essere efficace in alcune situazioni ma non in altre. Le dinamiche degli incidenti non sono tutte uguali. Un velox non ferma un'auto che, per svariate ragioni, invade la corsia opposta».