L’azienda della raccolta rifiuti non garantisce un servizio come si deve? I Comuni possono non pagare il dovuto. E’ quanto ha stabilito il tribunale di Ivrea che, con un’ordinanza esecutiva, ha confermato che nel caso si verifichi un disservizio nella raccolta rifiuti, i Comuni sono tenuti a pagare solo il servizio effettivamente svolto. Nel caso di Favria, una sorta di “sconto” per i giorni durante i quali, per un motivo o per l’altro, i dipendenti dell’Asa non hanno raccolta la spazzatura.
A un anno dalla sentenza, il Comune ha trovato un accordo con il commissario dell’Asa, Stefano Ambrosini. Lo sconto è cospicuo: l’amministrazione, infatti, ha pagato solo una parte delle fatture Asa dal giugno 2012 al giugno 2013 e non ha pagato nemmeno un centesimo per le fatture da luglio a ottobre del 2013. Totale da pagare: 473 mila euro (più interessi). Alla fine Comune e Asa hanno trovato un accordo a 300 mila euro. Un bel risparmio considerato che l’azienda di Castellamonte aveva fatturato, in quel periodo, una cifra complessiva di 852 mila euro.
«I mancati pagamenti erano relativi agli innumerevoli disservizi di mancata raccolta rifiuti – conferma il sindaco Serafino Ferrino – allora comunicammo alla ditta la situazione, ma non ottenemmo alcun riscontro». Da qui l’idea di non pagare il conto complessivo ma di “stornare” i giorni durante i quali i camion dell’Asa saltavano il giro. Buona parte dei Comuni del consorzio, in quel periodo, pagò comunque il dovuto, senza passare alle vie legali. Solo Favria e Busano si opposero, chiedendo l’intervento del tribunale. «Si chiude una vicenda complessa che ha messo in luce tutte le problematiche di quel determinato periodo – dice ancora Ferrino – l’accordo soddisfa entrambe le parti, ho sempre avuto fiducia nella giustizia». Oltre a confermare una volta per tutte che quando i sindaci dell’alto Canavese segnalavano le inadempienze dell’Asa, proprio tutti i torti non li avevano.
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