La stangata è servita. Dopo Rivarolo, anche Castellamonte e Cuorgnè sono alle prese con il conto che la Città metropolitana ha presentato per il tributo provinciale «Tefa», non versato dall’Asa (che allora si occupava della raccolta rifiuti in Canavese) tra il 2010 e il 2014. Il 5% delle bollette. Tradotto in soldoni, 128 mila euro da pagare per il Comune di Castellamonte e 185 mila per quello di Cuorgnè. Fallita l’Asa, la Città metropolitana ha deciso di rivalersi sugli allora soci del consorzio pubblico: i Comuni. Solo che, quei soldi, i cittadini di Cuorgnè e Castellamonte (come quelli dell’intero Canavese) li hanno già pagati una volta nelle bollette.
L’Asa, però, in costante difficoltà economica, prima di finire in liquidazione, non ha versato il dovuto all’ex Provincia. «Mi chiedo come mai la Città metropolitana si accorga solo adesso di quegli ammanchi – dice il sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto – come mai la Provincia non si è mai accorta che l’Asa non stava versando il dovuto? I nostri cittadini hanno già pagato tutto quello che c’era da pagare». E’ un problema che, a breve, avranno tutti Comuni che affidarono l’attività di riscossione delle bollette all’Asa Servizi. Cuorgnè e Castellamonte, come Rivarolo, hanno già dato mandato ai rispettivi legali di opporsi all’istanza di rimborso avanzata dalla Città metropolitana.
Una cosa è certa: quei soldi sono spariti. Il commissario dell’Asa, Stefano Ambrosini, ha già fatto presente che, da parte dell’ex consorzio in liquidazione, «allo stato attuale non sembra esservi capienza sufficiente per procedere all’integrale pagamento degli oneri». Se i Comuni saranno costretti ad aprire nuovamente il portafoglio, sarà come se i residenti si trovassero a pagare una tassa già versata.








