
Adesso sono dolori. Il lodo arbitrale sui debiti lasciati dall'Asa si è concluso. E si è concluso con una mazzata clamorosa per i Comuni dell'ex consorzio. I soci sono stati condannati a pagare 37 milioni di euro. Il massimo. Peggio di così non poteva andare. Una mazzata su tutta la linea. «Prendo atto con soddisfazione dell'esito dell'arbitrato» dice brevemente il commissario Stefano Ambrosini. Adesso c'è da capire cosa fare. Per i Comuni del territorio e, ovviamente, per i cittadini perchè, alla fine, questo salasso ricadrà (in qualche modo) sulle loro tasche. Un bel regalo da parte di chi, in questi anni, non ha mai vigilato sul disastro dell'Asa.
«Convocheremo già in giornata un incontro con tutti i sindaci interessati dal provvedimento - dice il primo cittadino di Rivarolo Canavese, Alberto Rostagno - all'incontro ci saranno anche i nostri legali perchè dobbiamo valutare come agire». «Sono fortemente amareggiato - commenta a caldo il sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto - le responsabilità di allora vanno individuate. Non ha senso che paghino i cittadini». «Non siamo tra gli enti coinvolti direttamente ma esprimo la mia perplessità e l'assoluto sconcerto in ordine alla legalità della sentenza. A mio parere risulta in contrasto con diverse norme vigenti. Valuteremo il da farsi» dice il sindaco di Rivara, Gianluca Quarelli.
Gli arbitri del collegio hanno votato all'unanimità. Nessuno ha ritenuto valide le eccezioni sollevate dai sindaci e dai presidenti delle comunità montane dell'alto Canavese. I soci hanno torto, insomma: per gli arbitri (riassumento a grandi lineee) non hanno vigilato (quando era ora) sul disastro del consorzio Asa, sperperando i soldi pubblici dei cittadini. Ora le amministrazioni locali coinvolte potranno presentare ricorso e magari avviare una trattativa con il commissario Ambrosini per arrivare a un punto d'incontro. Ovvio che, forse, era meglio trattare prima del lodo arbitrale. Perchè adesso, come ovvio, Ambrosini avrà ulteriormente il coltello dalla parte del manico.








