
Il medico di famiglia va in pensione ma l'Asl To4 non trova un altro dottore per "coprire" il buco e dare assistenza a 1500 mutuati. Succede a Cuorgnè dove, a seguito delle proteste dei giorni scorsi, anche l'amministrazione comunale ha deciso di alzare la voce. Il sindaco Beppe Pezzetto, al quale molti cittadini si sono rivolti in questi giorni, ha inviato una nota all'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta. «Qualcosa non funziona nel sistema - dice Pezzetto - se decidi di fare il medico di base e di partecipare ad un concorso pubblico, poi il minimo è che accetti di andare dove vieni assegnato. Il Canavese non è l'Afghanistan, la paga mi sembra buona, l'aria anche. I cittadini che amministro, in particolar modo quelli più anziani, ma non solo, pretendono risposte ed è giusto che in tanti si siano rivolti a me per segnalarmi il disagio».
La doccia fredda gli utenti del dottor Leto, destinato a fine mese alla pensione, l'hanno ricevuta quando si sono recati agli sportelli Asl per chiedere il cambio di medico di famiglia. Sorpresa: non ci sono dottori disponibili a Cuorgnè. Si deve traslocare a Valperga, Pont o Castellamonte. «Come ho avuto modo di disquisire con i referenti dell'Asl, che si stanno adoperando per trovare soluzioni alternative nel solco della norma, i medici in alto Canavese vicini al pensionamento sono diversi - dice Pezzetto - quindi credo che se da un lato si debba fare un giusto appello al giuramento di Ippocrate e al senso di responsabilità di coloro che hanno partecipato e che parteciperanno al prossimo bando, parallelamente sia indispensabile mettere mano a un regolamento che allo stato attuale, alla luce di quanto si evince, deve essere adeguato».
Puntuale, attraverso i social, è arrivata anche la risposta dell'assessore Saitta: «Mi sto adoperando per trovare una soluzione ad un problema che purtroppo riguarda tutta Italia. In ogni caso - come ho anche spiegato proprio ieri ad una delegazione dell' Uncem Piemonte - in occasione della prossima discussione del nuovo accordo regionale sarà introdotta una forma di premialità per i medici di medicina generale che opereranno nelle zone montane e più disagiate. La Giunta regionale e le Asl si occuperanno anche di potenziare il servizio di infermiere di comunità, estendendo le positive sperimentazioni compiute fino ad ora sul territorio. Inoltre verrà valutata la possibilità di rivedere gli ambiti territoriali di scelta all’interno dei distretti, proprio per superare le carenze di medici nelle aree montane e periferiche».








