
La Regione taglia i fondi per il trasporto pubblico. La città metropolitana riduce gli stanziamenti alla Gtt. L’azienda diminuisce le corse. Alla fine, a pagare il conto più salato, sono gli utenti. Ma quello che sta succedendo da qualche mese a Ceresole è quasi assurdo. Il bus scarica i passeggeri a Rosone, frazione di Locana, poi prosegue vuoto fino a Ceresole, dove riprende il servizio sulla tratta che porta a Rivarolo. E a restare a piedi sono gli studenti delle medie e delle superiori che devono tornare a casa. «La cosa assurda non è la riduzione del percorso – dice il sindaco di Ceresole Reale, Andrea Basolo – il problema è che il pullman prosegue comunque fino a Ceresole. Perché non è possibile portare i ragazzi fino in paese? I ragazzi li recupera il vigile oppure i genitori che lavorano e devono prendere permesso per uscire».
Alle 16, come da tabella oraria, il pullman arriva a Rosone e fa scendere tutti. Poi sale fino a Ceresole (vuoto) e riprende il normale servizio. «Ho contattato la città metropolitana per capire come intervenire - assicura il primo cittadino – mi hanno spiegato che i bus non possono caricare i ragazzi fino a Ceresole perché non sono autorizzati». Per ottenere il via libera il Comune dovrebbe pagare di tasca propria il servizio. Il preventivo? Diverse migliaia di euro. Più economico mandare il vigile con l’auto del Comune. Per quanto paradossale, l’attuale situazione si protrarrà almeno fino alla fine dell’anno scolastico.
«Se il buongiorno si vede dal mattino - aggiunge il sindaco - l'avvento della città metropolitana non è certo positivo». «E’ già difficile vivere in montagna e studiare altrove – dicono le famiglie - se le istituzioni diventano un ostacolo è proprio impossibile. In un paese come Ceresole, studiare vuol dire alzarsi alle cinque del mattino e tornare a casa almeno dodici ore dopo». Pullman permettendo.
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