
IVREA - Aziende in difficoltà in tutto il Canavese dopo la serrata ordinata dal governo per contenere l'epidemia di coronavirus. Serrata che si dovrà concretizzare, secondo il decreto del premier Conte, entro mercoledi 25. La presidente di Confindustria Canavese, Patrizia Paglia (nella foto), ha scritto una lettera appello agli imprenditori della nostra zona. «Le nuove misure restrittive esigono un immenso sacrificio da parte delle imprese, ma si tratta di rinunce che ci consentiranno di uscire dall’emergenza in tempi minori e ci daranno la possibilità di affrontare la ripresa più facilmente e con minori ostacoli da superare. Perché la vita tornerà alla sua normalità, non c’è dubbio. Dobbiamo però fare appello al nostro senso di responsabilità per fare in modo che tutto rientri il prima possibile e rispettare con abnegazione e grande senso del dovere le regole stabilite dal governo. Quando questa condizione eccezionale sarà finalmente superata, molto probabilmente sarà necessaria una ricostruzione, ma non ci dobbiamo spaventare».
«Per ripartire dopo il virus l’ingrediente essenziale è la fiducia, sin da ora. Stiamo vivendo giorni complicati e difficili, non riusciamo ancora a vedere spuntare il sole all’orizzonte, ma dobbiamo avere fiducia e pensare che arriverà il momento in cui tutto questo sarà soltanto un ricordo. Fermarsi è assolutamente necessario. Per il bene nostro, dei nostri collaboratori e delle loro famiglie e, soprattutto, per medici e personale sanitario che da settimane sono in prima linea (correndo rischi e, purtroppo, talvolta pagando con la propria vita) combattendo ogni giorno la battaglia contro questo temibile virus. Il mio invito però è quello di affrontare questo stop con positività e trasformarlo in un’opportunità facendo in modo che il tempo che ci siamo trovati improvvisamente ad avere a disposizione diventi una preziosa risorsa per tutti noi. Tempo che abbonda per chi fino a ieri aveva i minuti scanditi dalle attività quotidiane della propria impresa e adesso è sorprendentemente, quasi inspiegabilmente, fermo ad aspettare che “questa cosa” passi».
«Non perdiamo quindi tempo a ipotizzare date sulla fine dell’emergenza, non stiamo immobili in attesa che finalmente si superi questa pandemia, ma sfruttiamo questo momento per dedicarci a tutte quelle attività che tendiamo a trascurare presi dalle urgenze e dagli affanni di ogni giorno: ragioniamo su come ottimizzare ed efficientare i processi della nostra azienda, riorganizziamo (per iniziare almeno sulla carta) gli spazi e i layout, riflettiamo sui rischi dei prodotti maturi, valutiamo nuovi obiettivi. In buona sintesi fermiamo la produzione, ma approfittiamo di questa pausa per ricaricare la nostra mente imprenditoriale. Sono certa che, impegnando così il nostro tempo, non solo ci peserà meno l’attesa del momento in cui potremo finalmente dire di avere lasciato alle spalle l’emergenza, ma saremo pronti ad affrontare nel migliore dei modi la ripresa che ci attende».
I sindacati intanto fanno sapere che in Piemonte l'85% dei cantieri si fermerà entro due giorni. Già oggi il 70% ha cessato tutte le attività, mentre un ulteriore 15% si bloccherà entro mercoledì dopo aver messo in sicurezza gli spazi, gli sbancamenti, le frane, i tetti aperti, le buche e le strettorie stradali. Solo il 15% del totale continuerà a svolgere lavori di emergenza per manutenzioni urgenti a ospedali e strutture strategiche. I sindacalisti della Filca Cisl della regione hanno ricevuto tante chiamate e segnalazioni da operai e tecnici per cantieri non più a norma, viaggi in pulmini, poche mascherine e protezioni individuali e il forte timore di essere contagiati dal Covid-19. «Non riuscivano a sanificare, a ripettere le norme e le distanze negli spazi ristretti, nei mezzi, nelle baracche, sui tetti sulle impalcature. Era un suicidio annunciato continuare lavori rischiosi senza strumenti di protezione», dice Ottavio De Luca, reggente della Filca Cisl Piemonte. In tutte le province del Piemonte sono arrivate al sindacato degli edili da grandi gruppi, medie e piccole imprese quasi mille richieste di cassa integrazione.








