DUE CITTA' AL CINEMA - «La corrispondenza»: la recensione di Santho Iorio - GUARDA IL TRAILER
Dopo "La sconosciuta" e "La migliore offerta", Giuseppe Tornatore continua ad affidarsi al genere giallo con il suo undicesimo lungometraggio, interpretato dal premio Oscar, Jeremy Irons, "La corrispondenza". Un film sul mito dell'amore oltre la morte. Un dei miti più cari ai romantici di ogni epoca. Un film tutto cuore. Se l’amore è il tema più difficile da raccontare, Tornatore ne sceglie la condizione più estrema: quello a distanza. Il film, si nutre di questo, anche perché sul tema si è già detto tutto, troppo e si rischia di cadere  nella retorica. 
 
L’intreccio è semplice: Irons interpreta un famoso studioso e docente di astrofisica, mentre la bellissima Olga Kurylenco, è una studentessa universitaria che arrotonda lavorando come stunt in sequenze cinematografiche pericolose. Sono profondamente e clandestinamente innamorati ma d’improvviso l’uomo scompare dietro a un mistero, lasciandole di sé costanti tracce nel tempo e nello spazio per farle sentire la sua vicinanza.  “Tracce” che  si esprimono grazie alle nuove tecnologie (email, videomessaggi) ma che non escludono le  più romantiche lettere e biglietti cartacei... 
 
In sostanza, la giovane donna non incontra mai il suo uomo per tutto il film se non attraverso la sua proiezione audiovisiva   o grafomorfica. Con schiettezza, quindi il cineasta di siciliano copia e incolla da skype e dal pc le icone di un sentimento costruito sulla distanza virtuale. I vuoti lasciati dall’assenza del professore Ed Phoerum, sono come i “buchi neri” dell’esistenza su cui è costruito il paradosso pseudo-scientifico di “Interstellar”: il nostro rapporto con le stelle e i pianeti lontani brilla di una luce continua, oltre la morte del corpo celeste, per milioni di anni. Alla fine, è tutto una fata morgana, un gioco di specchi in cui le identità si fondono e si confondono. (Santho Iorio)
 
LA CORRISPONDENZA - martedì 26 aprile - ore 21.30 - Cinema MARGHERITA Cuorgnè