
Trent'anni da cronista in Canavese. Mauro Michelotti, giornalista e redattore de La Sentinella del Canavese, venerdì scorso, ospite del centro incontro «Cuorgnè Viva», si è raccontato davanti ad un pubblico attento e partecipe. Dagli esordi, nel 1986, come semplice collaboratore da Rivarolo Canavese all’esperienza in redazione, dai primi articoli ancora scritti su carta e con la macchina da scrivere, corredati da foto stampate su rullino, all'approdo all'era del digitale, tra telefonini e notizie che rimbalzano velocissime tra un social network e l’altro.
Trent’anni accompagnati da una grande e inesauribile passione per la professione di giornalista e per il territorio dell’Alto Canavese che Michelotti conosce nel più piccolo dettaglio e di cui ha raccontato centinaia e centinaia di volte, sempre con intensità e grande rispetto per il lettore. Ha ricordato i colleghi che lo hanno accompagnato in questi tre decenni. I primi incontri con Pia Cibrario, all’epoca sua redattrice e “maestra” che lo contattò e lo portò alla Sentinella, affidandogli Rivarolo come territorio di competenza, la collaborazione stretta con Dario Ruffatto, recentemente scomparso, storico corrispondente del giornale eporediese da Castellamonte e territori limitrofi, ma anche il rapporto di fiducia e rispetto che si è creato con i politici, gli amministratori e le personalità del Canavese.
In particolare della “sua” Rivarolo. Proprio il profondo amore che lo lega a questa cittadina, nato grazie a questo lavoro, è stato uno degli argomenti su cui il giornalista si è soffermato, parlando delle prime esperienze in Consiglio comunale nel 1986, del suo rapporto con alcuni esponenti della Giunta dell'epoca che lo hanno aiutato a crescere professionalmente, fino ai grandi eventi spesso anche drammatici che più lo hanno segnato come cronista. Come il terribile incidente stradale che costò la vita a quattro animatori dell’oratorio San Michele e l’alluvione che si portò via il ponte tra Rivarolo e Ozegna. Un tuffo nel passato fatto di aneddoti e curiosità, arricchito dalle pagine del trisettimanale che Michelotti ha utilizzato per raccontare la sua esperienza, fatta di tanta cronaca e tanta passione, in punta di penna. Sempre nel rispetto della notizia e del lettore.









