CUORGNE'-IVREA - Un ponte di speranza lega il Canavese all'Etiopia - FOTO
C’è un ponte di speranza che lega il Canavese all’Etiopia. Merito de «Il sogno di Tsige», un’associazione d’Ivrea che dal 1998 opera nel «Tigray», una zona di catene montuose e valli, rocce dai colori incredibili, panorami mozzafiato. Ma anche teatro di guerre, carestie e siccità. 
 
Da qualche mese l’attività dell’associazione eporediese conta anche sul supporto dello Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, che, per tenere fede alla propria vocazione, grazie all’attività dei volontari, ha adottato a distanza… altri pensionati. «L’aiuto che arriva dal sindacato – conferma Michele Stefanelli, volontario di Bairo ed ex operaio della Eaton di Rivarolo – viene destinato all’assistenza per gli anziani della zona che, ovviamente, non hanno pensione e non sanno come vivere». Gli anziani vengono così accuditi nelle rispettive abitazioni (che molto spesso sono solo capanne di fango) con cibo e assistenza medica. «Verifichiamo che tutte le donazioni vengano effettivamente utilizzate laggiù – dice Stefanelli - ci affidiamo alla chiesa ortodossa per la gestione in loco degli anziani. Al momento sono circa 300 gli uomini e le donne costantemente seguiti grazie all’impegno dello Spi-Cgil». Un aiuto mirato in un paese che è tra i più poveri al mondo: «Solo il 5% della popolazione vive al di sopra della soglia di povertà». 
 
 
«Il sogno di Tsige», oltre agli anziani, segue anche 400 bambini in età prescolare e una piccola comunità che è nata vicino ad Adwa grazie alla costruzione di una vera e propria fattoria, dove i volontari insegnano alla popolazione locale come si coltiva la terra e si alleva il bestiame. Di recente, grazie a una serie di donazioni arrivate proprio dal Canavese, i volontari hanno installato pompe per l’acqua, un pozzo e numerose cisterne per garantire l’irrigazione dei campi.
 
«Quest'anno abbiamo ricostruito il ponte che collega le due parti della fattoria – dice ancora il volontario – una sorta di “grande opera” per un territorio che è rimasto fermo a 2000 anni fa. A conti fatti, è più quello che ricevi da esperienze simili rispetto a ciò che dai». Nel prossimo futuro, anche gli anziani del posto potranno beneficiare della fattoria e, in particolare, di quello che verrà coltivato. «Ci sono 1000 associazioni di volontariato italiane al lavoro in quella zona dell’Africa – spiega Stefanelli – a partire dai salesiani, che hanno avviato delle scuole di formazione professionale. Qui il sapere è una cosa normale: li è merce di lusso».