
Quella di Baldassarre è una storia da raccontare. Magari ai bambini delle scuole. Crudele, ovvio. Ma di grande monito per il futuro. E' la storia di un cigno al quale gli umani hanno tagliato le ali da piccolo per non farlo volare. E' la storia di un animale che ha sempre tentato di difendere il suo territorio, il suo lago, oltre che il suo diritto a vivere. E' la storia di un imbecille che non ha trovato di meglio, senza motivo, di uccidere quel meraviglioso cigno tirandogli il collo, qualche giorno fa.
Ma è anche una storia di riscatto. Di una donna che vede tutto e anzichè farsi gli affari suoi (come troppo spesso succede) denuncia il fatto al sindaco del paese. E' la storia di una comunità che si ribella a una violenza gratuita e si dà da fare per il suo simbolo, Baldassarre appunto. E' la storia di un paio di carabinieri che si mettono a caccia del «killer di cigni». E lo denunciano dopo appena 24 ore di indagini. Reo confesso.
Sul lago Sirio, oggi molto più povero perchè rimasto orfano di Baldassarre, forse un giorni ci saranno cinque, dieci, venti cigni (lo ha proposto Legambiente al sindaco di Chiaverano). Non potranno mai sostituire Baldassarre e quello che, simbolicamente, è sempre stato per quel lago e per quella comunità. Ma saranno, senza dubbio, l'ideale omaggio a quel cigno e un monito perenne contro la stupidità dell'uomo. Affinchè Baldassarre resti sempre, idealmente, sulle acque di quel lago. E la storia che continua. Una storia da raccontare.











