Non lasciate sole quelle mamme...

C’erano appena 30 persone a manifestare davanti all’ospedale di Cuorgnè contro la chiusura del punto nascite. Si dirà: colpa del freddo, del clima pseudo natalizio e della “pericolosa” concomitanza con il mercato cittadino. Nulla di più assurdo. Il vero problema è l’indifferenza. D’accordo, la manifestazione è stata intempestiva, organizzata troppo in fretta e fuori tempo massimo (ormai la chiusura del reparto di ostetricia è una triste certezza). Ma davanti all’ospedale c’erano 30 persone, forse anche meno. Un record negativo.

Ora, se si tratta di difendere qualcosa che non c’è più, come il reparto di ostetricia destinato a Ivrea, si può anche giustificare l’assenza di manifestanti. Ma l’idea di fondo, che ha mosso questa prima iniziativa, mirava anche a far capire che l’alto Canavese proprio non ci sta a una politica di soli tagli. Con il sospetto, fin troppo fondato, che il taglio del punto nascite sia solo l’inizio di un’altra stagione dettata dalla riduzione dei servizi. Sarebbe la morte dell’ospedale di Cuorgnè e un durissimo colpo a un territorio che il suo prezzo, in questi anni, lo ha già ampiamente pagato.

Il messaggio, però, non è passato. A manifestare c’erano pochissimi cittadini e quasi nessun politico. Tra questi, zero sindaci. Gli stessi che si stracciano le vesti quando la Regione annuncia qualche taglio, alla manifestazione non c’erano. Assente il sindaco di Cuorgnè e assenti anche tutti gli altri. Forse qualcuno attendeva un invito scritto: assurdo nell’epoca dei social network e affini (tanto più che tutti i giornali locali hanno riportato la notizia della manifestazione nei giorni precedenti). Non c’era nessuno perché ormai quella sull’ospedale è una battaglia persa. Eccezioni il consigliere di minoranza di Cuorgnè, Danilo Armanni, e Cesare Pianasso della Lega Nord (che mi chiedo dove fosse, un anno e mezzo fa, quando la giunta Cota varava il taglio del punto nascite di Cuorgnè).

C’è margine di trattativa per evitare altri tagli? Può darsi, di certo non presentarsi alle manifestazioni autorizza gli enti superiori a fare il bello e il cattivo tempo. Per questo c’è bisogno che la politica locale non lasci sole quelle mamme che hanno manifestato, con coraggio, davanti all’ospedale. Perché i tagli, non ancora annunciati, sono comunque previsti (magari già l’anno prossimo). E le riforme antipatiche non guardano al colore politico. Per salvaguardare altre situazioni, vanno bene sia alla destra che alla sinistra. Sul taglio dell’ostetricia di Cuorgnè, ad esempio, Lega Nord, Forza Italia e Pd sono andati a braccetto. La riforma Cota, strenuamente osteggiata dal Pd quando era in opposizione, adesso è più che valida. A pagarne il prezzo più alto è il territorio. Tanto per cambiare.