Il voto di scambio? Sempre più difficile da punire. A questo punto, sempre più difficile anche da individuare. La sesta sezione penale della Cassazione, ai sensi del nuovo articolo 416 ter (appena modificato dal parlamento con la legge 62 del 17 aprile 2014 sul voto di scambio), ha stabilito che «le modalità di procacciamento dei voti debbono costituire oggetto del patto di scambio politico-mafioso, in funzione dell’esigenza che il candidato possa contare sul concreto dispiegamento del potere di intimidazione proprio del sodalizio mafioso e che quest’ultimo si impegni a farvi ricorso, ove necessario».
La Suprema Corte ha accolto il ricorso di Antonello Antinoro, candidato Udc alle regionali siciliane e al Senato, condannato nel 2013 a due anni e sei mesi di reclusione per i suoi presunti rapporti con l’articolazione mafiosa di Cosa Nostra denominata gruppo Pallavicino, operante a Palermo. Sono bastati due incontri tra il candidato e affiliati al gruppo per stabilire il voto di scambio.
La Cassazione, in base alla modifica di legge del Governo Renzi, quale logica conseguenza, rileva che, per la condanna, «deve esservi stata piena rappresentazione, da parte dell’imputato, di avere concluso uno scambio politico-elettorale implicante l’impiego da parte del sodalizio mafioso della sua forza di intimidazione e costrizione della volontà degli elettori». La nuova lettura della legge, insomma, pone pesantissime ombre sull’esito, in secondo grado, del processo Minotauro che ha portato alla luce le infiltrazioni dell’ndrangheta in provincia di Torino e, in particolare, in molte zone del Canavese. Sarà quasi impossibile, infatti, dimostrare l’impegno diretto delle organizzazioni criminali nell’intimidire l’elettore.
Di fatto, si alleggerisce la posizione dell’ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, condannato a dieci anni per concorso in associazione esterna. E anche di Antonino Battaglia, ex segretario generale del Comune di Rivarolo, condannato in primo grado a due anni per voto di scambio semplice in favore del vecchio sindaco di Rivarolo, Fabrizio Bertot (allora candidato alle europee). Il processo d’appello a Battaglia inizia il prossimo 15 dicembre. Ne vedremo delle belle grazie alla nuova legge.











