Recensione: IL PIPISTRELLO di Jo Nesbo
La cattiva notizia (per me) è essermi svegliato, insonne, alle 04.11 La buona: ho approfittato dell'incidente per leggere le ultime 20 pagine. Tutt'altro che soporifero, Jo Nesbo confeziona il primo dei romanzi con il suo highlander, il commissario Harry Hole. 
 
Mai tradotto prima in Italia (posso capire perché) e lanciato dopo ben otto episodi, il pipistrello svolazza qua e là, tra eventi e personaggi non proprio probabili e un serial killer (non approvo i serial killer a meno che facciano strage tra i politici italiani) così stereotipato che in confronto Bilancia e Pacciani risultano cool. 
 
Spulciando Wikipedia scopro che c'è ancora un episodio inedito per noi italiani. Si intitola "The cockroaches" che potrebbe tradursi con "Gli scarafaggi" (pensare che sono cresciuto nella convinzione che si dicesse beatles). 
 
Leggerò anche quello, quando sarà disponibile in italiano, per un senso di completezza, sperando che poi non salti fuori nessun altro insetto o felino. Harry Hole è un personaggio straordinario, che piace a uomini e donne, ma è spremuto. Così spremuto che dopo 9 episodi ne percepisci solo la buccia, sottile e molliccia. Persino un po' maleodorante come quella dell'arancia dopo un giorno che è lì. Basta.