
Comunque darla
Iniziare un libro senza leggere nemmeno l'aletta di copertina è un segno di grande fiducia verso l'autore. È come dire “A te la dò perché già altre volte te l'ho data e mi sono sempre trovata bene”.
(io, su “do” verbo dare, metto l'accento ma non so mica.)
Robert Harris per me non è stato certo il primo e non sarà l'ultimo. È però quello a cui la dò a occhi chiusi. Sa come interessarmi, come sedurmi e come prendermi. Fa durare i preliminari fin dove basta e non si risparmia. Mi fa cambiare posizione rispetto ai personaggi man mano che leggo, si muove con agilità nell'intreccio e sa anche come concludere. È il mio scrittore inglese preferito. Di lui ho letto tutto tutto, persino un po' di saggistica (I diari di Hitler). “L'ufficiale e la spia” fa parte della sua produzione “storica” con la quale ripercorre, romanzando quanto basta, eventi del passato.
Lo ha fatto con “Pompei”, poi con Cicerone “Imperium” e “Conspirata”, lo ha fatto, ora con il caso Dreyfus, la presunta spia dei tedeschi nell'esercito francese a fine '800.
Ecco il valore della fiducia: se avessi saputo che si trattava di un romanzo che ripercorre la storia dell'affaire Dreyfus avrei storto il naso e lo avrei messo da parte per un po'. È un periodo in cui ho voglia di farmi storie nuove.
Invece, non sapendo nulla, l'ho preso. E lui ha preso me.











