Bambino 44 di Tom Rob Smith

Prima o poi imparerò a leggere la quarta di copertina e non soltanto i commenti su anobi. Se lo avessi fatto con “Bambino 44” avrei scoperto che non di un libro sui lager nazisti si tratta, ma di un thriller. È un po' come quando non guardo le etichette e mi lavo i denti con la crema depilatoria.

Però c'è un vantaggio a non leggere le trame: i libri riservano più sorprese. Se avessi letto la trama, non avrei aperto il libro. Non sarei stato fiondato nell'Unione Sovietica degli anni 50, in un clima da 1984, nel grigio assoluto, nella paura. Anzi, no, nel clima di terrore che probabilmente non è nemmeno troppo amplificato dallo scrittore americano. Un incipit davvero appassionante e un crescendo di emozioni fino a metà libro.

Purtroppo, la seconda parte scivola nell'incredibile, nel poco probabile e nel grottesco. Quando i protagonisti si trasformano in supereroi, la storia finisce inevitabilmente nel ridicolo e nel banale. Un inizio d'acciaio (stalin) e una fine di merda, che non so come si traduca in russo.

Il che insegna che c'è un vantaggio anche a lavarsi i denti con la crema depilatoria: quando devi scrivere un commento, non hai peli sulla lingua.