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Scivola.
Rotola.
È una foglia: è secca.
È l'ultima foglia prima che sia inverno.
L'ultima foglia che vorrebbe che non fosse mai passato: il tempo.
Invece passa, ah se passa.
Passa veloce, quando distogliamo lo sguardo, volti altrove, distratti, lui passa, anzi, quando ce ne accorgiamo è già "passato".
"Chi ha tempo non aspetti tempo"; dice il detto.
Appunto: chi ha il tempo?
Questo sconosciuto.
Ci alziamo al mattino è già lo cerchiamo, in quei 5 minuti, quei soli 5 minuti che se solo ci fossero renderebbero il sonno più dolce, l'abbandono del letto meno difficile, meno complicato.
"Dammi 5 minuti".
Questo ora è il nostro detto.
Come se le persone che incontriamo ne avessero in abbondanza, come se tutti potessero disporne liberamente e solo noi ne fossimo sprovvisti.
Concludiamo un anno di calendario e siamo sempre in debito, verso il nostro creditore che ora si è fatto pure un poco dittatore: l'orologio.
Siamo come gli Stati, abbiamo debiti che non potremo sanare mai, ci manca sempre il tempo, anche quando crediamo di averlo, è solo illusione, quelle ore di sonno, di riposo, non sono "tempo" in abbondanza, a nostra disposizione, costituiscono solo il tempo necessario affinché un uomo si ricarichi e poi?
Poi siamo pronti per un'altra giornata, schiavi del nostro creditore: l'orologio.
Alziamo lo sguardo, la vediamo volteggiare prima di incontrare la terra; quella foglia.
L'abbiamo vista giovane, germoglio, ma poi ci siamo distratti, avremmo voluto vederla al meglio, verde, lucida, viva, invece stavamo guardando altrove e il tempo è passato.
Ora non possiamo fare altro che salutarla, lasciandole una promessa: il prossimo germoglio lo guarderemo tutto, lo vedremo crescere e risplendere al sole, prima che passando, il tempo lo secchi.
Eccolo, il dubbio: è una promessa alla foglia o a noi stessi?
Godiamo davvero del tempo che ci è stato donato?
Mmmmhh non saprei, io spesso mi scopro distratta, con lo sguardo altrove e quando ritrovo la concentrazione se n'è già andato: il mio tempo.
E voi che rapporto avete con questo nostro dittatore: l'orologio?








