
Mancano tre minuti alla fine del mondo.
Ok, calma, sangue freddo e iniziamo col precisare alcuni punti: per prima cosa non lo dico io, lo dice il Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse, un’iniziativa nata nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists. Questo metaforico orologio rappresenta il rischio che corre il nostro bel pianeta di essere distrutto, ovviamente da noi stessi.
Quando è nato, all’inizio di quella che sarebbe stata ricordata come la guerra fredda, per il Doomsday Clock mancavano sette minuti alla fine. Nei suoi quasi settant’anni di attività il Clock ha spostato diverse volte le lancette, andando pericolosamente vicino, due minuti, e incredibilmente lontano, diciassette minuti, dall’apocalisse.
E adesso? Dopo gli ultimi fatti di Parigi e Bruxelles, l’abbattimento del cacciabombardiere russo, la situazione sempre più “fluida” (che spesso significa imprevedibile) in Siria, cosa dice il nostro orologio? Dice che mancano tre minuti.
Qui bisogna fare un’altra precisazione: l’orologio è in questa posizione da ben prima degli ultimi fatti di cronaca internazionale. E’ da gennaio 2015 che mancano tre minuti, ed è possibile spiegare il perché. Innanzitutto le lancette non si spostano in maniera immediata, ma attendono l’assestarsi della situazione in un, seppur pericoloso, equilibrio. E l’I.S., la Siria e i rapporti tra Turchia (e quindi NATO) e Russia appaiono tutt’altro che stabili.
Non cadiamo poi nell’errore di analizzare il particolare senza considerare il generale. Quanto sta accadendo in questi giorni deve essere valutato in un’ottica globale, questa sì in grado di causare lo spostamento delle lancette. Le atrocità commesse dalle varie fazioni sul fronte siriano, per esempio, seppur terribili e inaccettabili, non fanno scattare l’orologio. Ma l’inaridimento delle relazioni diplomatiche, i contrasti internazionali, la mancanza di un piano di azione sinergico e coerente per il superamento della crisi, questo sì, alla lunga può far spostare ancora le lancette. E non si parla solo di armi, guerra e di proliferazione atomica. Si parla anche di energia, ambiente, salute e sanità. Tutte cose in cui, secondo gli scienziati del progetto, stiamo fallendo.
Abbiamo ancora tempo. Nel 1953 mancavano solo due minuti all’apocalisse.
Ma non possiamo neppure permetterci di rimanere inerti. Nel 1991, di minuti, ne mancavano ben diciassette. Cosa ne abbiamo fatto del nostro tempo?
Per chi volesse seguire il progetto: http://thebulletin.org/timeline








