Kim Jong-BOOM ovvero la mania di grandezza dei piccoli uomini
Alle celebrazioni per i 70 anni del Partito dei Lavoratori, il partito comunista al potere in Corea del Nord, l’illuminato leader supremo Kim Jong-Un ha fatto uno sfoggio di muscoli facendo sfilare in parata ingenti quantità di uomini e mezzi militari. Dal palco ha poi arringato la folla rilanciando il consueto attacco agli “imperialisti americani”. Ha anche affermato che la ricerca nucleare nei suoi laboratori sta procedendo e che i suoi scienziati sono riusciti a creare una testata abbastanza piccola da essere installata sulla testa di un missile balistico. Gli esperti internazionali concordano nell’affermare l’impossibilità di un simile traguardo per l’arretrata scienza nordcoreana, ma la certezza non c’è. I dittatori totalitari hanno bisogno di dimostrare un potere inesistente per intimorire i nemici interni ed esterni.
 
Torniamo indietro al 1939. Nei primi giorni di settembre Hitler inizia la Seconda Guerra Mondiale attaccando la Polonia.
E’ l’anno XVII del regime fascista. L’Italia arriva dalle vittorie coloniali, tanto brutali quanto inutili. Si è vinto solamente perché si è combattuto contro popoli totalmente disarmati e fortemente arretrati. Ma la guerra che si sta preparando in Europa è tutt’altra cosa. Siamo alleati con gli sconfitti della Prima Guerra Mondiale. Tutti i paesi del continente hanno passato gli ultimi vent’anni impegnati in una corsa agli armamenti sicuri che la guerra, prima o poi, sarebbe tornata. L’Italia è indietro di almeno dieci anni. I carri armati sono fragili e lenti, i fucili sono ancora quelli usati nelle trincee del Carso, le uniformi sono le stesse per tutti i teatri di guerra: troppo calde per il deserto del Nord Africa e troppo fredde per le distese gelate della Russia.
 
Ma l’alleato germanico preme perché ha bisogno di aiuto.  Il 10 Giugno 1940 Mussolini, dal balcone di palazzo Venezia inizia il suo discorso con il famosissimo “Combattenti…”: l’Italia entra in guerra. Va subito tutto malissimo. Attacchiamo su quattro fronti. Riusciamo, non si sa bene come, a perdere contro i francesi, il cui paese è già stato invaso. Rommel usa gli arretrati ma combattivi italiani per creare copertura ai suoi carri nel deserto. In Russia finisco i carri armati gialli che avrebbero dovuto finire nel deserto, le scarpe si sciolgono, i cannoni e i fucili si inceppano. In Grecia veniamo sconfitti da un paese che non ha nemmeno un esercito regolare. L’ansia di dimostrare l’inesistente grandezza dell’Italia fascista porta al massacro centinaia di migliaia di giovani. Il paese ne esce distrutto e sconfitto.
 
Tutti i regimi, anche i più brutali hanno bisogno dell’appoggio della popolazione per sopravvivere. Ed è molto più facile unire le persone CONTRO un nemico comune. Finché la propaganda rimane tale, utile solo a conservare il potere dei dominatori, i suoi danni sono limitati. Il problema è quando sfugge di mano e alla guerra ideologica e propagandistica si sostituisce quella vera. Bisogna anche ricordare che le persone con forti ideologie e poco da perdere sono le più pericolose.