Per chi l'ha visto o per chi non c'era, o per chi in quei giorni li...
Purtroppo se abbiamo un limite come territorio è quello di non crederci mai troppo, di evidenziare spesso gli aspetti negativi e mai quelli positivi, di rinunciare all'impresa ancor prima di farla partire...In realtà,  siamo lo specchio di una Nazione che ha combattuto, ha patito la fame, ha sofferto. Una Nazione che si è rimboccata le maniche, si è rialzata in piedi, per poi assopirsi, purtroppo, in una lunga siesta: qui sta la differenza tra avere la pancia piena e avere fame.
 
Chi è uscito dalla seconda guerra mondiale aveva fame, chi è emigrato dal Nord Est, e dal Sud al Nord Ovest negli anni del boom economico, aveva fame: noi che siamo nati negli anni '60/'70 (forse anche quelli nati un po' prima, più che fame direi sete: la Milano era da bere, ed è stata bevuta...e a chi è arrivato dopo abbiamo lasciato solo un pò d'acqua, e molti pozzi avvelenati...), molto meno.
 
Dando per scontato che i giovani siano un po' incazzati, confido molto nella loro "fame di possibilità" - che forse è pari a quella dei loro nonni, e anche bisnonni - e ho fiducia nelle nuove generazioni: loro, e non noi, possono ricostruire ancora una volta questo nostro Paese, che, dobbiamo dircelo, nonostante tutto, è un gran bel Paese.
 
Ragazzi, Vi auguro un nuovo 25 Aprile, ma senza la tragedia della guerra: conto su di Voi. (dal blog del sindaco Beppe Pezzetto).