CANAVESE AL CENTRO - Prima c'era il ghiaccio ora c'è il vino

di Elisabetta Tamietti - Canavesealcentro.it

Elisabetta, è un architetto che ben presto trasforma la sua creatività disegnando vestiti, sviluppando un marchio di abbigliamento per bambini che ha esportato in tutto il mondo. Profondamente romana, i suoi nonni erano del Canavese, ha da sempre mantenuto un legame speciale con le sue origini, una passione che ha trasmesso anche alle proprie figlie. Abbandonato il mondo della moda, grazie anche alle opportunità proposte del GAL Valli del Canavese, ha avviato una serie di investimenti per ristrutturare parte di un borgo in Canavese con l’obiettivo di attrarre in loco turismo internazionale.


Ho avuto l’opportunità di partecipare a vari incontri organizzati da Morena Stories su vari temi relativi al Canavese, ma quello sul vino che viene dai ghiacci è stato sicuramente molto interessante, accompagnato da una degustazione a cura del presidio Slow Food, organizzato dal Consorzio Turistico Valli del Canavese, con la presenza delle eccellenze del territorio. 

Prima c’era il ghiaccio ora c’è il vino, immagine quanto mai poetica e vera. Si è parlato di vino, del suo terroir, di vigne antiche coltivate dai nostri nonni come nutrimento o per accompagnare il pasto, un vino duro, come dura era la vita di allora. Geologi e Sommelier ci hanno fatto analizzare il territorio e scoprire che un vinacciolo è stato trovato in Canavese, sopra Pont, risalente all’ Età del Bronzo 1500 a.C. Già nel 1606 Gian Battista Croce, grande osservatore della viticultura Canavesana nel suo libro “Eccelenza e diversità dei vini” ci descrive le varietà del vino in uso, a quei tempi, e le forme della coltivazione delle vigne su questi particolari terrazzamenti caratteristici del territorio canavesano. 

Poi le vigne vengono abbandonate e oggi rinascono di vita nuova con vini pregiati. Sicuramente ancora lontani dal fenomeno “Langhe”, ma il terroir canavesano ne esce vincente sia da un punto di vista climatico che dalla natura del terreno stesso, forse quello che manca ancora è un po’ più di vero e sano associazionismo canavesano. Tra le Morene del Canavese, terre di una linfa nata dall’abbraccio tra alba e sole, si sviluppa l’ambiente ideale per un vino che gode del lento appassimento dei suoi chicchi, il passito. Si racconta che chicchi di passito venivano anticamente offerti agli avventori come simbolo di benvenuto.

Oggi il Canavese vanta 71 produttori di Erbaluce. Vitigno autoctono che già i Salassi coltivavano e vinificavano e che venne anche gradito in età romana venendo chiamato Albalux, per collegare il nome al colore giallo oro degli acini che brillano al sole autunnale, si ritiene che il nome attuale derivi da questo. Il nostro territorio e i prodotti locali sono i nostri migliori biglietti da visita, non ci resta che credere in ciò che abbiamo e valorizzarlo trasmettendo il nostro entusiasmo ai turisti che verranno a scoprirlo e un grazie va agli organizzatori di queste belle opportunità di crescita e formazione estremamente utili per noi operatori e non solo.