CANAVESE AL CENTRO - RATA.TU il volontariato che fa squadra

di Beppe Pezzetto - Canavesealcentro.it

Ammetto, ero indeciso se in questo breve articolo affrontare argomenti di più ampio respiro internazionale quali l’evoluzione del conflitto in Ucraina che sta scivolando lentamente su scenari che speriamo non prendano forma ma che comunque incideranno non poco sulle dinamiche geopolitiche a cui siamo stati abituati noi europei dopo la caduta del muro di Berlino.
Oppure disquisire sulle tematiche nazionali del dopo elezioni, che democraticamente hanno eletto nuovi rappresentanti che confidiamo possano garantire una stabilità ad un Paese, il nostro, che ne avrebbe molto bisogno ma che la storia ci insegna è sempre molto più liquido, mi permetto di sottolineare come nessuna forza politica il giorno dopo le elezioni abbia più affrontato il tema dell’ampio astensionismo. 
In realtà sabato pomeriggio ho avuto il piacere di partecipare all’anniversario di una lodevole iniziativa locale fatta di cose concrete e persone vere che mettono a disposizione il loro tempo gratuitamente per le nostre comunità ed ho pensato fosse giusto darne evidenza, perché ci sono cose che fanno bene e che spesso conosciamo poco e chissà che qualcuno di Voi leggendo queste mie poche righe possa cogliere delle positive suggestioni e possa sentirsi invogliato a parteciparvi.

Che il nostro territorio sia fortunatamente ricco di “volontariato” è un dato assodato, centinaia di persone che non disquisiscono sul: “dovrebbe fare lo Stato, toccherebbe alla Regione o al Comune” ma si rimboccano le maniche e fanno.
Oggi vi parlo di questa iniziativa, fortunatamente per tutti noi una delle tante.
Da un anno su un territorio che comprende Castellamonte, Cuorgnè, Pertusio, Pont Canavese, Salassa, San Ponso e Valperga, insiste l’iniziativa dell’Emporio Solidale Rata.tu.
Un progetto che mette insieme non solo diverse comunità, ma diverse associazioni di volontariato, diverse attività commerciali e agricole, e già questa è una bella notizia che smentisce il solito “refrain” in Canavese non si riesce a fare squadra.

Il modello di questa esperienza, probabilmente unica in Piemonte, è sinteticamente questo:
da un lato buttiamo del cibo ancora utilizzabile, dall’altra abbiamo famiglie che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena, e chi pensa che questo sia un problema individuale e non collettivo sbaglia di grosso, perché la stabilità di una comunità passa anche dalla capacità di supportare coloro che attraversano momenti di difficoltà prima che la situazione possa creare situazioni di instabilità che poi ricadranno direttamente o indirettamente su tutti noi.
L’unione fa la forza, e questo progetto che ha radici lontane prova concretamente a dare un piccolo ma importante contributo alla soluzione del problema.
Visto che è di moda parlare di “storytelling” proverò a narrarvi sinteticamente la genesi di RATA.TU.
Nel tempo alcune amministrazioni del territorio hanno dato vita a degli orti sociali, di cosa si tratta? Spesso di piccoli appezzamenti di terreno nelle disponibilità del Comune abbandonati da tempo. 

Ad esempio in quel di Cuorgnè si era elaborato un progetto per recuperare dai rovi quello che era stato per decenni l’orto delle Suore all’interno del complesso dell’ex Istituto Salesiano. Prima si è pensato a quali tipologie di ortaggi e fiori fossero più adatti alla semina (cercando anche di recuperare la nostra storia e le nostre tradizioni). Una volta riportato in condizioni decenti (e questo è stato da subito un aspetto positivo sotto diversi punti di vista) occorreva lavorare la terra (e la terra è bassa) e qui l’idea di coinvolgere persone che trovassero nel veder crescere dei fiori o delle patate o altri ortaggi, la gratificazione di tornare a sentirsi utili per la Comunità e la cosa ha funzionato. La gestione è poi passata ai ragazzi dell’Associazione Andirivieni e credetemi le cose che noi diamo per scontate come quella di veder crescere da un piccolo seme una pianta, doverla accudire, seguire quotidianamente, dal punto di vista sociale ed educativo ha donato loro delle soddisfazioni impagabili.
Ed ecco che quasi magicamente si è creata una rete di “orti sociali sul territorio” vi invito ad andare a visitare quello di Castellamonte, si era messo il primo mattoncino ad un progetto più ambizioso.
Certo i frutti di questo lavoro non erano sufficienti, un di cui dal grande valore, ma serviva altro.

Dall’ispirazione di un gruppo di associazioni di volontariato sociale del territorio nasce il progetto di mettere in rete commercianti di alimenti freschi (perché l’esigenza era quella di fornire quotidianamente non cibo in scatola) ed ecco che la rete si allarga, partendo dagli orti sociali aderiscono supermercati, commercianti e aziende agricole del territorio.
Spesso l’invenduto viene gettato al macero, la mela non perfetta scartata, e qui nel rispetto delle norme se si riesce a gestire logisticamente il tutto si può fare tanto.
Da cosa nasce cosa, non senza ovvie difficoltà (parliamo di volontariato e quindi della disponibilità gratuita di molti) la rete si allarga, vengono stabiliti i criteri con cui le famiglie in difficoltà possono accedere a questa forma di supporto (una modalità che cerca altresì di educare le persone a sapersi gestire nelle scelte, una sorta di educazione sia economica che alimentare, in sintesi hai a disposizione un certo valore da spendere al mese in prodotti, sta ai singoli saperlo gestire settimanalmente).
Poi viene messo a disposizione un luogo, attrezzato (perché il cibo “fresco” deve anche essere conservato) e la ruota inizia a girare.

Dopo un anno i numeri sono questi: 70 famiglie del territorio supportate ogni settimana per un totale di 250 persone beneficiarie, tra cui molti bambini, 70.000 kg di derrate alimentari distribuite, 24 volontari convolti.
Non da ultimo per essere aggiornati con i tempi viene messa a disposizione una “App” che si chiama “una rete in APPoggio” a cui eventuali donatori, commerciati o agricoltori possono aderire e dulcis in fundo lo scarto dello scarto si trasforma in cibo per gli animali … direi che pur tra tante difficoltà questo possa definirsi un esempio concreto di “solidarietà” “educazione” e di “economia circolare”.
Fa più rumore una pianta che cade che una foresta che cresce e chi volesse esser parte di questa foresta di volontari e donatori sicuramente sarebbe ben accetto … per informazioni conaltriocchi@libero.it oppure chiamando il 3287553607.
I miei complimenti a tutti coloro che hanno ideato e partecipano a questa fantastica iniziativa.