CANAVESE AL CENTRO - Alziamo il volume al Canavese

di Luca Sgarbossa - Canavesealcentro

Nato ad Ivrea nel 1984 e cresciuto a Cuorgnè. Orgogliosamente Canavesano, dopo 4 anni a Torino per studio a lavoro torna alle origini e alla vita in provincia dove ritrova la sua dimensione. Dopo essersi classificato al primo posto al concorso per l’assegnazione della borsa di studio del 100% allo IED Istituto Europeo di Design vi si laurea con lode nel 2007 e inizia l’anno successivo ad insegnare presso la stessa università. Insegnerà per 12 anni accademici in sei diversi corsi triennali e quattro master di alta specializzazione. Contemporaneamente a partire dal 2008 collabora come free lance con le più importanti agenzie di comunicazione e pubblicità come Indipendent Ideas, Armando Testa, Leo Burnett, Italia Brand Group, Phoenix, 515 creative shop, Ideal, Sunrise Adv, Between comunicazione per citarne alcune. Collaborando e seguendo progetti per brand nazionali ed internazionali, da Fiat a Levi’s, Giugiaro, Nintendo, Radio Virgin, Barilla, EDF, UniCredit, La Stampa e molti altri. 
Parallelamente coltiva la passione per lo sci, i viaggi e la montagna che ben presto diventano professioni e prendono sempre piu spazio nella sua vita. Partecipa con l’amico e collega Gabriele Saluci alle riprese di episodi per la trasmissione Kilimangiaro di Rai3 che raccontano del loro giro in e-bike dell’Islanda. Affianca Gabriele anche nella creazione del Tour Operator e casa di produzione video Sto Gran Tour basato a Fuerteventura. Consegue il patentino sia come accompagnatore turistico che come guida escursionistica e naturalistica, lavora inoltre per due stagioni invernali a Zermatt come maestro di sci. Oggi divide il suo tempo fra progetti di comunicazione e promozione del territorio, la docenza al corso di accompagnatore turistico al Cesma Di Cuorgnè e i viaggi fra Islanda, Lapponia, Sri Lanka e Namibia.

Alcune settimane fa mi trovavo ad accompagnare un gruppo di escursionisti sul Monte Soglio, balcone naturale delle prealpi affacciato sul Piemonte, da cui si vede gran parte del nord ovest della nostra regione e si abbraccia quindi l’intero Canavese. Il gruppo che accompagnavo, nato dall’attività della neonata associazione Hikers di cui sono cofondatore, era composto da persone provenienti da un’area molto vasta del Piemonte: Torino, Casale Monferrato, Chivasso, Verbania, Alba per citare alcune delle città da cui la mattina di buon ora, erano partiti i partecipanti per raggiungerci sul punto di ritrovo, poco sopra Alpette.   

In me è sorta una sensazione con cui sto imparando a confrontarmi. In un’occasione del genere infatti mi sono sentito come se avessi organizzato una festa, uno di quegli eventi a cui tieni molto, che senti profondamente tuo. A cui, per esempio, hai invitato ad esibirsi un gruppo musicale che ascolti da quando sei piccolo, che suona pezzi che per te vogliono dire molto e a cui hai legati un’infinità di ricordi. Bene, ora per quanto si stimi tale gruppo, sappiamo anche che a questa ipotetica festa costa partecipare, se non in senso strettamente economico perlomeno come impegno. Qualcuno dovrà svegliarsi presto, per giunta di domenica e attraversato mezzo Piemonte, vorrà cercare in questo evento soddisfazione per la propria giornata libera settimanale. Un giorno “Sacro” per via del fatto che è uno, dopo sei, che invece si dedicano ad ascoltare “rumore” obbligato del lavoro piuttosto che la “musica preferita” (se vogliamo continuare con il parallelismo con la festa). 

Invitando quindi qualcuno a partecipare si inizia a sperare che ciò che gli si propone sia di suo gradimento. “E se poi non piace?” Dubbio in quei casi legittimo. Quando mi sono trovato a parlare con Federica Figliuolo di Hikers, l’associazione che meditava di fondare, e delle proposte di escursioni nel nostro Canavese, mi sono chiesto, con umiltà dovuta in questi casi, se la “musica” che da sempre mi piace, ovvero le bellezze e le opportunità delle nostre montagne, sarebbe stata gradita anche ad altri. Se proponendo le escursioni nella nostra zona avremmo soddisfatto il nostro pubblico. Se ciò che per me è sempre stato casa e consuetudine, per qualcuno poteva essere eccezione, novità e meraviglia. Se la gente accorsa sotto il palco delle nostre cime avrebbe ballato al ritmo dei nostri panorami o se ne sarebbe stata ferma in disparte pensando che sarebbe stato meglio dormire. Ebbene a giudicare dal risultato la melodia del Canavese incontra il gusto di molti che sono più che convinti che meriti svegliarsi presto e venire ad ascoltarla per una giornata intera, la più preziosa della settimana fra l’altro. 

Guardarsi attorno salendo da Mares verso la cima e vedere lo stupore e il gradimento negli occhi e nei commenti degli escursionisti con me, mi ha convinto ancora una volta che ci crediamo ancora troppo poco. Spaventati che la gente non balli sulle nostre note ci limitiamo a fischiettare le nostre bellezze fra noi e noi, senza condividerle. Un misto di paura e timidezza? Sfiducia nelle nostre risorse? Confesso che anche io talvolta ho dubitato da buon Canavesano ma non posso non riconoscere in tanti canavesani come me lo stesso sentimento. La mia vuole essere la testimonianza di una sonora smentita, la confortante conferma che abbiamo le carte in regola per invitare e soddisfare orecchie esigenti e intenditori proponendo loro luoghi, prodotti ed esperienze degne di essere promosse con maggiore convinzione e fiducia.  

Se è vero infatti che nasciamo in un contesto non abituato a contare sulle proprie attrazioni, ci si ricrede subito non appena ci si trova a provarci veramente. Si incontrano persone come Federica, come Silvia Russello, come Valerio Khrolenko anche loro cofondatori di Hikers. Persone che credono nell’esibire il Canavese e le sue bellezze. Una delle realtà che sono partite e crescono dal Canavese e si espandono in tutta Italia e oltre che mettono al pari di altri territori conosciuti e blasonati le bellezze Canavesane riscuotendo approvazione e consenso. Le nostre zone sono capaci di intrattenere, far divertire e vivere momenti indimenticabili al pari di posti che noi stessi canavesani siamo ormai rassegnati a considerare in qualche modo migliori. Non ci facciamo sentire, bisbigliamo il nostro meglio mentre altre aree d’Italia e d’Europa hanno preso coraggio e consapevolezza della propria voce e cantano a pieni polmoni ciò che hanno di bello da raccontare anche addirittura quando è meno di quanto avremmo potenzialmente da poter fare noi.  

Certo qualcuno potrebbe obiettare che in talune occasioni e in determinate situazioni abbiamo fatto sentire la voce delle bellezze del Canavese. Possiamo però parlare di un vero e proprio concerto? Un evento che faccia sentire gli spettatori parte di qualcosa di
grande? O si tratta piuttosto di isolati “artisti” (qui nella nostra metafora impersonati da enti, associazioni, comuni ecc) che portano con grande sforzo la propria arte rischiando di suonarsi reciprocamente addosso sovrastandosi e coprendo l’un l’altro la propria esibizione? C’è bisogno di maggiore coordinazione, c’è bisogno di un direttore d’orchestra che coordini il tutto, che dia il tempo. C’è bisogno di uno sforzo corale e di un progetto, uno spartito comune cui ognuno, con il proprio strumento potrà dare contributo. Mi sono quindi convinto che dobbiamo credere di più in noi stessi, nel nostro territorio, risorse e prodotti, nei nostri strumenti, con modestia ma anche con la consapevolezza che abbiamo un pubblico che è pronto ad applaudire ciò che abbiamo da offrire. Abbiamo bisogno di una visione comune che renda il tutto musica e armonia e non caos o rumore. Alziamo quindi il volume, iniziamo a far sentire e diffondere le nostre bellezze, i nostri valori. Sono convinto che riceveremo l’applauso che merita la nostra terra (canavesealcentro.it).